C’è questo nome che ricorre, un nome che vira a volte in aggettivo: Franco. Così si
chiamava mio padre, nato nel ’20 del secolo scorso. Chissà se era per tener fede al suo nome, che non aveva scelto lui, ma era di una fermezza inesorabile, nel lavoro, in politica, nel tentativo di educarmi e perfino nel divertirsi. È morto nel 2005, appena prima che io imboccassi strade sterrate. Per fortuna, povero padre. Mi chiedo cosa ne sarebbe stato della sua franchezza nel sapermi errante, lui che considerava la giornata come un dovere. Sono contento per non avergli dato quest’altro dispiacere, oltre ai tanti incassati. Me lo ricordo addolcito dalla malattia e mai avrei pensato che l’ultima volta che lo vidi da vivo, all’ospedale di Acquarossa, sarebbe davvero stata l’ultima. Ne ho malinconia ancora adesso. La sua franchezza mi rincorre ogni volta che sgarro, oppure la ritrovo negli occhi scuri della donna che amo e la cosa non mi tranquillizza. Negli occhi chiari di mia figlia luccica invece il mare di mia madre, ma questa è un’altra storia e la tengo di riserva.
Poi, nel 2008 conobbi un altro Franco, anche lui esemplare nel seguire principi, che però erano e sono opposti a quelli del papà. Non mi flagella di regole, ma c’è una forma etica che non permette distrazioni. Due franchezze diverse, ma che in un qualche modo mi orientano. Con il Franco di adesso immagino mondi di cui posso finalmente scrivere.
Certo, poi forse l’avrei fatto lo stesso grazie alla pazienza di chi so io e a me stesso, che sono testardo quanto basta e anche un po’ oltre. Però, quando scrivo, è come se ci fossero quattro persone che vegliano sulle mie calamità, e due di queste persone si chiamano Franco. Forse un po’ franco lo sono pure io, o lo sono diventato, ma poco. O almeno non nel senso di essere un appiglio per gente nella burrasca, tra la quale a volte ci sono pure io stesso. Sono franco nel dire, e lo dimostra questo disvelo qua, inutile il giusto.
Non sono certo che sia un pregio, lo svelare con franchezza. Ora la pianto, promesso.
gene
Postilla
Chi parla di sé in pubblico, nasconde sempre qualcosa



Lascia un commento