La banda passò per il funerale, il primo di quella fatta, senza preti e con bandiere rosse e
nere. Impolverati di segatura, con la sega circolare muta ai piedi, guardammo il corteo, sentimmo la musica. Ci venne da sorridere e ci piacque, stabilendo che nella remotissima idea di morire, l’avremmo voluto così anche noi quell’ultimo viaggetto. Il Rosselli, liberale dell’Ottocento, faceva Carlo di nome, come l’esule socialista ammazzato dai sicari fascisti. Forse, il nostro, nemmeno sapeva dell’esistenza di quell’altro, ma ne ricalcava tratti e impennate.
– Dio non esiste e non è mai esistito – gridava dalla finestra al passaggio della vergine Barbara, avvolta in quel nihab nostrano che si chiamava fazzoletto e sobbalzante al sacrilegio lanciato per dispetto dall’inveterato anticlericale.
Per il resto, vacche e forconi, vino e latte, fieno e grappa. Una vita che oggi definiremmo spettacolare, ma che per quei tempi era norma. Nell’ombra inquieta del Rosselli Carlo (e di avi non meno riottosi) stazionava anche il figlio Renato, prosecutore genetico di tutto quanto fioriva su quel ramo, dal ripudio della religione alla resistenza contadina verso le sciocchezze della civiltà e della modernità.
Quando il dottore disse al Renato, alle prese con alcuni acciacchi, che era giunto il tempo di bere più acqua che vino, l’altro comprese e annunciò che allora gli sarebbe toccato berne sei litri al giorno, di quell’acqua. E così fece, forse.
Di acqua in acqua, un giorno lo portarono all’ospizio e in poco tempo dipartì, come era logico avvenisse. In certi casi, la medicina, l’acqua e la normalità uccidono.
Bruciati e dispersi, il Carlo e il Renato Rosselli albergano ancora nelle nostre idee di ragazzi sporchi di segatura. Non se ne andranno e viaggeremo insieme con la banda e le bandiere, quando sarà il momento giusto.
gene
Postilla
Una educazione liberale è l’essenza di una società civile, e l’essenza dell’educazione liberale è l’insegnamento.
Bart Giamatti
