tuttologia in direzione contraria

Medaglia di legno

Sarebbe arrivato anche l’inverno a incupire Olimpia, ma intanto l’autunno la illeggiadriva scacchiancora e io potevo occultare tutto il mio disamore per la scuola. Ma non avevo fatto i conti con il Rondini maestro. Si era messo in testa che io avessi qualità tali da rendere molto di più di un miserabile diciottesimo posto in classifica. Questa cosa va spiegata. Al muro di fondo dell’aula stava appeso un grande foglio, sul quale aveva disegnato una specie di percorso fatto di caselle, con una partenza e un traguardo. “Da raggiungere alla fine dell’anno scolastico”, diceva con ottimismo. Ogni Benissimo, Molto Bene, Bene, Sufficiente, Insufficiente, Male, Molto Male, Malissimo regalava punti a scalare, dall’otto all’uno. Ebbene, con un quattro, due tre e tre uno, a settembre già arrancavo nelle retrovie del gruppo, davanti solo a Monica e Pino, due poveretti dalle cui matite non uscivano altro che cerchi confusi e psichedelici. In testa quasi a punteggio pieno, la solita Giovanna, presa a esempio dagli immediati inseguitori e a monito per tutti gli altri. Della mia condotta di gara, il Rondini si indignava e quindi convocò mia mamma.

Il colloquio fu assurdo, con Olimpia a opporre una certa mia scemenza naturale alle argomentazioni del maestro.

– S’impegnasse, sarebbe almeno quarto – profetizzava convinto il Rondini, gli occhiali spessi e unti.

A me, nessuno dei due rivolse la parola, come se fossi un cestino per la carta o un calamaio in disuso. Arrivati a un accordo restrittivo sullo stringermi i bulloni, accordo che danneggiava soprattutto me, si salutarono con soddisfazione.

– Se il maestro dice che sei intelligente, dimostralo – disse lei severa mentre versava la zuppa di pane, dopo che per un paio d’ore mi aveva schiacciato con silenzi e conseguenti sensi di colpa.

La bellezza leggera dell’autunno, che le faceva brillare gli occhi e i capelli, aveva lasciato il posto alla pesante indifferenza seccata che di solito le appariva non prima di Natale.

Pensai a come potessi fare per dimostrare intelligenza, ma di idee proprio non me ne venivano. Però con un po’ d’impegno in più, aprendo qualche libro la sera, prima dei Morti ero risalito al tredicesimo posto, con esagerata soddisfazione del Rondelli, ma frantumata dallo scetticismo di Olimpia.

– Icaro vola – disse lui al primo Bene dell’anno (valeva un sei), insensibile al retrocedere di alcuni altri disgraziati.

– Vola basso – tranciò lei mentre mi versava il bergamot, sostenuta dall’assenso pretesco di mio fratello Achille.

Questo spaccato dimenticabile è un panegirico per arrivare alla seguente conclusione: quarto a fine anno, la prima delle tante medaglie di legno che sarebbero seguite. Me ne vanto ancora adesso.

 

gene

 

Postilla

Ci sono sconfitte più gloriose che vittorie.

Michel de Montaigne


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