Alfred Nobel si trovò tra le mani la sua scoperta e con orrore capì che altri avrebbero usato quella dinamite per scannarsi. Ma era troppo tardi e andò avanti fino alla sua fine dei suoi giorni, ricco e maledetto. Per lenire questa colpa decise che coi proventi della sua maledizione si istituisse un premio alle persone più degne nel campo delle scienze tecniche e umane. Un premio ai buoni che non avevano fallito nel servire il mondo, non come lui, abbietto. Il Premio Nobel, simbolo di redenzione postuma e grattacapo mondiale.
Purtroppo, le guerre evolutesi sulla sua scoperta avrebbero provocato milioni di vittime, a fronte dei pochi illuminati che una volta l’anno ricevevano il premio intitolato alla sua memoria tormentata. La lista dei meritevoli è stata lunga e in questa lista ci furono figure storiche insignite pur perseguendo la guerra come scopo e come fine. Gravi errori di valutazione da parte della giuria di Stoccolma, che non provocarono però insurrezioni e indignazione come quelle esplose (è proprio il caso di dire) nel 2016, quando il Premio Nobel per la Letteratura fu consegnato a un solitario musicista-poeta del Minnesota: Bob Dylan.
Mascherate da distinguo su legittimità e valore della sua opera, che secondo i letterati non poteva essere paragonata a quella di scrittori e poeti regolari, la verità delle proteste stava da un’altra parte, nascosta dall’ipocrisia: con Dylan si premiava un anarchico, un reietto, un cantastorie, uno straccione, un dissidente, un visionario, un maleducato, uno spinoso e inclassificabile residuo del Novecento.
Il premiato alzò le spalle senza dire un grazie e non ritirò il premio, non perché intimorito dalle proteste delle caste culturali e politiche, ma perché gli importava di più continuare nel suo giro del mondo in trecentomila giorni con la chitarra a tracolla, senza mai salutare nessuno ma regalandosi a chiunque. Ramengo, spiegò, con la sua voce rauca tanto derisa da virtuosi, artisti e maestri della guerra: “Non voglio essere un sasso che affonda, ma una pietra che rotola”.
A gioire, in ogni angolo del pianeta, ci pensarono tutti quelli per cui la ribellione civile è la strada maestra di un’esistenza contro discriminazioni e sopraffazioni. In quel 2016 ricominciò un mondo nuovo, fondato sulla risposta che il vento finalmente riconsegnò dopo più di mezzo secolo, più deflagrante della dinamite dell’imperdonabile Alfred Nobel.
gene
Postilla
Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza,
anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro
Dylan
