tuttologia in direzione contraria

Il Piccolo

Questo asino che la madre non voleva si chiama Piccolo. Lo chiamo da su, in cima al prato, asino-2e lui scorrazza scalciando fino a quando giunge e mi spinge con il suo testone punk. Gli prendo il muso sottobraccio e andiamo in giro per il prato come una coppietta. Chiaro che si aspetta un taralluccio o una carota, eppure pazienta. La madre guarda da lontano questo figliolo prima reietto e poi accolto dopo che il Rinaldo aveva ritenuto il fatto inammissibile e li aveva costretti a una convivenza forzata. Il Piccolo aveva pochi giorni, malfermo tentava di attaccarsi alla mammella e lei lo scalciava furiosa. Ma col Rinaldo c’è stato poco da fare e dopo due settimane la madre s’arrese e non lo lasciò più.

Se ne stanno in Bavona quasi tutto l’anno, scappano dai pascoli recintati per le loro pacifiche e ostinate avventure. Per recuperarli basta un “scià”, e loro seguono docili, anche se dallo stesso recinto sono usciti almeno dieci volte nello stesso giorno, inarrestabili e seri.

Sono asini che mangiano e pensano, non proprio animali da soma. Però provo lo stesso a salire in groppa al Piccolo e lui, all’insolito peso, cede un po’ ma fa lo stesso per partire. Smonto subito, commosso dalla sua dedizione, gli do una carota, la trita con la sua bocca cammellosa e poi parte a rotolarsi dove il prato è spelacchiato, in un nuvola di polvere che poi si porta addosso con fierezza. Lo fa per vantarsi credo, ma non ne avrebbe bisogno perché è bellissimo di suo. Per sdebitarsi, sfila gerani dai vasi e me li porta, anche se non gli piacciono e preferisce tarallucci e carote.

Gli altri non sono d’accordo, ma io lo terrei in casa di tanto in tanto, per alleviare malinconie.

 

gene

 

Postilla

Gli asini preferirebbero la paglia all’oro.

Eraclito


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