
Come si conobbero? Quando si decisero al volersi bene? E l’amarsi? E le attese, le incertezze, la felicità, l’impazienza? Speranze e dubbi? E poi ancora: quali parole vestirono il passato, per spiegare chi fossero e da dove venissero? A quale fortuna si aggrapparono per essersi incontrati? Quale futuro da immaginare oltre i tremiti dell’amore nascente e riconosciuto in ritardo?
Non lo saprò mai. Penso però che dopo aver attraversato il fiume per andare al paese di là, a lavorare o ballare, lui la incontrò come si incontra un incantesimo. La vide al bar, la prima volta? Potrebbe essere. Me li vedo, lui ammagliato dai rigogliosi capelli biondi, senza sapere che sotto erano bianchi per il terribile incidente di dieci anni prima che le lasciò la testa fracassata, scampata senza sapere come.
Anche lei lo vide al bar quel giorno per la prima volta? O era già più avanti perché di lui sapeva per via dei lavori erranti d’artigiano? Lui sentì qualcosa nel petto? Compunto e razionale com’era, seguì subito quel bruciore o si difese con un timido canto corale?
Lei, che il bar era una delle poche libertà concesse dalla madre dittatrice, fidandosi solo di un’ignota intuizione femminile, poté davvero dirsi che quell’uomo coi baffi le piaceva, anche senza sapere perché? Ma le serviva poi un perché? O piuttosto: perché lui sì e altri no? Forse per quel fremito dalle gambe al grembo?
Lui non avrebbe voluto ascoltare o sentire quella confusione di pensieri nella sua testa ordinata. Ma poi allentò le difese? Quando si dissero? Dove si baciarono? Pensarono a quello che sarebbe sparito e a quello che sarebbe venuto?
Non so. Si sposarono pensando alla felicità, o a cose più praticabili? E quel dolore chiuso nella piccola tomba bianca all’ombra del muro, sarebbe rimasto lì sotto davvero? O gli altri figli avrebbero lenito? O ferito di più?
E l’ultimo pensiero di lei, ancora giovane ma condannata dalla malattia, fu per lui che rimaneva solo? E lui? In quel letto d’ospedale, quindici anni dopo, alla sua ultima parola, la chiamò?
Il quadro non sarà mai completato, mai. Almeno loro si completarono? O fu sempre troppo breve la stagione dell’amore? Ne valeva la pena? Cosa resta? Chi sono?
gene
Postilla
Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno.
Pablo Neruda

2 risposte a “Loro due”
Tremendamente autobiografico, Giorgio e anche maestosamente bello. E la postilla….l
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Volevo parlare delle cose vicine e ignote. Ma chi sei?
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