Lo vedevo salire con il suo peso e lo capivo, dopo la sera all’osteria a svuotare, a ritmo del bicchiere, il cuore troppo gonfio. La Cecilia l’aveva lasciato all’improvviso, come si dice sempre quando le cose non si vedono per tempo. Gli avevo anche proposto di lasciar perdere la cosa che volevamo fare l’indomani.
– Giammai – rispose, scalciando il cane dell’oste che, ignaro dell’afflizione, strusciava il muso desiderando carezze.
Me ne andai che erano le due e lui era ancora là a guardare le venature del tavolo come se vi scorgesse mute risposte.
Il mattino, ai piedi del Passo delle Ginestre, lo aspettai quel tanto e poi mi incamminai a piedi da solo. Sui tornanti, gente accampata e ilare, bandierine, griglie e beveraggi. Sulla strada, scritte col gesso. A metà salita, guardai giù e lo vidi, curvo nelle sue braghe di velluto che lo invecchiavano di almeno dieci anni, se non quindici. Non lo attesi.
Quando arrivai in cima, si vedevano solo gli ultimi metri di strada, quelli importanti e provai non pensare all’attesa, di lui e degli altri.
Giunse prima lui, con la barba da tre giorni a dipingerne la fatica.
– Uei.
– Uei.
Non scalpitavamo sui nostri sandali, ma da quella curva sarebbero spuntati comunque. Attorno a noi la gente sembrava più attenta a se stessa che a quelli che attendevano. A volte i motivi sono più importanti degli effetti e stare lì nell’aria limpida del passo bastava. Mi pareva bastasse anche a lui, che però non parlava e teneva gli occhi fissi allo stradone. Probabile che la Cecilia gli facesse male e che nelle venature del tavolo lui non avesse trovato le risposte che voleva. Si era seduto su un cippo. Non osai chiedere.
Le moto coi fari accesi annunciarono il momento e appena passate sorse dal nulla quel ciclista slovacco coi capelli lunghi e il pizzetto da corsaro, solo e in fuga. Ci transitò davanti in volo, impennando la bici come se salutasse noi due.
Lui s’alzò in piedi per guardarlo imboccare la discesa a folle velocità.
– Ecco come si fa. Si parte e si lascia indietro tutto e tutti.
– Magari senza ammazzarsi in discesa però – osservai, offrendogli un panino.
La Cecilia tornò dopo un paio di settimane, ma lui non si fece raggiungere.
gene
Postilla
È regola dell’uomo avveduto abbandonare le cose che lo abbandonano; cioè, non aspettare di essere un astro al tramonto.
Baltasar Gracián y Morales
