Esplosero tutti i giacimenti di petrolio, crollarono tutte le miniere di carbone. Una nuvola coprì il mondo intero per quattro giorni. Al quinto, la polvere era tutta a terra, l’aria di nuovo limpida. Popoli interi e sopravvissuti si misero in cammino, disarmati, su terre dove la cenere era soffice come neve non ancora posata. Dissodarono a mano quel che bastava, strappandolo a raffinerie abbandonate e palazzi vuoti.
L’ordine mondiale era sparito, nessuna connessione, tutte le auto e i bus e i camion e i treni erano fermi, come scarafaggi disseccati. Il sole scaldava e la pioggia lavava. Da qualche parte, comparve di nuovo il fuoco, lampeggiante su cataste di legna d’opera inservibile. Non si combatteva più, per nessun motivo, e il solo modo per sopravvivere a inedia e atmosfera era collaborare con l’altro. Non c’era più campo e linea, lo dissero quelli che a cui ancora funzionava la batteria di un telefono. Nessuno chiamava, nessuno rispondeva.
La comunità raffazzonata nella quale eravamo capitati si era già organizzata nel reperire
acqua e farina. Qualcuno già raccoglieva qualche frutto da scambiare con indumenti, altri mettevano tende di stracci dove il poco nutrimento era diviso tra tutte le bocche, dato che era meglio che non morisse nessuno, visto il bisogno di braccia. Dopo un mese, ricominciarono i canti e i racconti. Alcuni provarono a sfruttare gli altri, con baratti iniqui, ma furono subito riempiti di botte e scacciati.
Mentre stavamo tornando a sorridere, il sogno finì e ci ritrovammo in mezzo alla fiumana di gente che assaltava le promozioni natalizie del Black Friday.
gene
Postilla
L’atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell’inghiottimento del mondo intero.
Erich Fromm
