E tutto a un colpo, torcersi dal male, non concludere la cena, salire in auto e reclinare il sedile, arrivare a casa piegato come dal vento, stendersi sul divano e infine decidersi che è abbastanza. Poi vertigini d’anestesia, discorsi notturni nell’insonnia ottusa dalla morfina, autoironie, niente fame e poi invece fame e un brodino. Andirivieni di parenti e amici miei e d’altri, infermiere, dottoresse, donne, ragazzi. Un bordello, dove tenere la barra significa riuscire a pisciare, finalmente. Puzze, odori, consigli, imposizioni. Noia, gioia per una voce, ancora noia. Sapere che le tue budella si sono attorcigliate attorno ai resti sessantottini di un’appendicite, come dire che al riparo non sei proprio mai, eh, cazzo. E poi si esce, si uscirà, insomma. No? Ma sì.
gene
Postilla
Fasctidi
