Uno scoppio di rivoluzione illumina la riva del fiume che chiamano Maggia, raggiunta di
nascosto. Lontano da incertezze e dinieghi, un artista antagonista polverizza accademie, studi, consigli e tecniche. La polvere nera, adagiata su una stampa che raffigura lui stesso con corpo da libellula e paglietta da gondoliere in testa, s’infiamma, scoppia, fa volare e annerisce l’opera, il cui nome, Dottor K, è un omaggio al folle personaggio del romanzo “La mosca” di George Langelaan, nel quale uno studioso visionario inventa il teletrasporto, ma subisce una mutazione genetica che lo porterà, trasformato in un insetto mostruoso, a un inferno molecolare.
Pep Soler, la macchina fotografica legata sulla fronte come a prendere la mira, sotto lo sguardo di Francisco e Jordi, assistenti libertari, posa la sua stampa su due cavalletti in legno e dà fuoco alla miccia, come i rivoluzionari quando fanno saltare un centro del potere. Un bum da grancassa e il Dottor K svolazza sopra la Maggia, in una nube bianca da polvere nera.
– Siete professionisti? – chiede uno dei due ragazzini capitati sulla riva per caso. La risposta è: sì e no, ma forse sì. La perplessità del giovane va fugata con un altro bum, con un altro Dottor K rosa a volteggiare. Anche la signora, che poco lontano raccoglie sassi levigati da millenni, sorride divertita.
I tre alchimisti armeggiano e fanno bum una terza volta, per sporcare l’arte dell’incisione con l’arte dello scoppio e per divertirsi di nube. I fogli, immersi nella corrente della Maggia, si acquietano in rivoli e svelano lo splendore ostinato del segno e del fuoco, come in cava, come tra le barricate.
Pep Soler, uomo di bombe e bombette, cilindri e pagliette, ripone la polvere nera nella sacca. Un attimo prima ha osservato i tre lavori stravolti ma evoluti con quella sua perenne soddisfazione contenuta da dubbi. Sul pezzo di riva invernale di quel fiume un tempo più amato e temuto di adesso, si compie un altro passo del viaggio corrosivo, come lo chiama lui, cominciato centoventi stagioni fa con un metodo infallibile: le idee vanno e vengono e quelle restie le minaccia di esplosione.
Quelle opere che nascono fiacche come bimbi settimini necessitano di latte materno: la polvere nera, che li desta e li fa correre. Il Dottor K inciso su rame, per esempio, aveva mostrato vigore in alcune repliche, ma in altre il suo dna modificato non dava il senso di voler pungere o esplodere. E allora bum e ancora bum e vediamo se non voli pure tu.
Francisco e Jordi, cospiratori di assoluta fedeltà, posano e raccolgono pannello, cavalletti e fogli, accendono micce, piazzano petardi, chiedono dove e quando, allertano ancora i ragazzi e la signora dei sassi, si meravigliano e ridono come dentro carnevale, come davanti a Caravaggio o a Guevara.
Risalgono l’argine di pietra, considerando l’altezza esagerata dei gradoni, simile alla salita che porta all’Alpe Crosa, un sentiero sistemato così male da divenire impraticabile proprio a causa dell’altezza inopportuna di ognuno dei mille scalini di cui è composto. Arrivano in cima, caricano il furgone e salgono a bordo. Francisco manovra il mezzo nello stretto spazio sterrato. Fuggono irridendo la videosorveglianza, intenta a scrutare i cassoni dell’immondizia, con la somma intelligenza dei meccanismi di controllo.
Seduto dietro, Pep Soler propone una birra, ma è certo che già pensa al prossimo passo rivoluzionario. Giunti in stamperia, il laboratorio d’arte antagonista, infilano il Dottor K sotto le coperte ad asciugarsi dalla Maggia. Francisco e Jordi elaborano propositi di polvere nera, esaltati da quella possibilità di ribaltare le ingiustizie con la semplice decisione di accendere un fiammifero. Immaginano e discutono di ponti divelti e banche rapinate, di parlamenti spaventati e ingiustizie polverizzate.
Ma Pep Soler li richiama all’attenzione. L’Arte chiama a raccolta.
Ci sono le sconcertanti foto dei bum: mille e una nota di rotonda genialità sul greto di un fiume riportato a antica dignità dall’imperante Dottor K con paglietta. Polvere nera, arma dei poveri, che cancella la banalità del potere, sbriciola abitudini, distrugge regole. Tre birre, per brindare e sognare barricate.
gene
Postilla
L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.
Pablo Picasso
