Tutto si affida all’instabilità, come al circo, tra volteggiare di torce e piroette nell’aria.
Dunque. Sono passati dieci anni, ma appoggiati all’eternità. Lo aveva detto Janos lo stesso giorno che l’aveva baciata: voglio che questo amore sia eterno. E proprio oggi che il compleanno di Gabriela coincide con il decennale del bacio, Janos lo ribadisce, forte di un dettaglio che si è costruito in questo tempo per rafforzare non solo l’eternità futura, ma anche quella passata e addirittura precedente il bacio stesso. Il dettaglio è considerato follia da tutti, ma lui ci crede davvero e sappiamo che quando si crede fortemente a una cosa, seppur strampalata, questa diventa vera. Insomma, Janos va avanti a dire che lui aveva visto Gabriela quando aveva sei anni e certo anche prima, solo che prima non ne aveva memoria.
Ma come, obiettano gli astanti, ma se siete cresciuti a ottanta miglia di distanza, impercorribili, scavati tra valli e montagne? Non sanno gli stolti che il papà di Janos lo trascinava in giro sui pullman gialli della posta che i liberali del suo paese affittavano una volta l’anno per la gita in comitiva, preferibilmente in territorio nemico e conservatore. In una di queste scampagnate interminabili, Janos dice di aver visto Gabriela sul muretto della strada che svoltava nel minuscolo villaggio dove lei trascorreva l’estate.
Aveva i capelli bruni come adesso e faceva ciao a me, dice serio e insofferente alle risatine di scherno. Gli pare che Gabriela cominci a credere davvero a quella storia, anche se continua a dire di non ricordare.
Me ne ricordo io per tutti e due, ribadisce lui.
A contare davvero, però, sono questi ultimi dieci anni, che hanno colmato i quasi quaranta senza vedersi, scompaginati dall’andare delle loro vite in direzioni che non convergevano mai, ma poi sì.
Quindi, come detto, si baciarono e per un po’ andarono avanti di soppiatto, che è un sistema infallibile per mettere alla prova l’amore. Quando finalmente poterono cominciare a vivere insieme tutti i giorni e tutte le notti, le emozioni oscillarono tra dispute e abbracci.
Gabriela, nei momenti di tensione e delusione, smetteva di credere all’eternità, ma Janos no, anzi era proprio nelle ambasce che si inchiodava alla certezza costruita a forza di ragionamenti piegati ai sentimenti.
Adesso sono qui, a metà strada di tutto, della vita, della terra, lontani dalle radici e vicini al cuore. Gabriela compie gli anni, Janos assapora qualcosa di molto vicino alla felicità. Che non è così eterna come l’amore, e lo sanno. Va e viene come il vento, la felicità, mentre l’amore è come il sole che sorge e tramonta tutti i giorni, e aspetta dietro le nubi, e si nutre la notte, e impera.
Janos è lì impalato che le fa gli auguri e lei si preoccupa dell’età che avanza, ma dentro forse sorride. E le dice che la ama, confermando la leggendaria gita col pullman giallo, se non bastasse. Gabriela accenna un ciao con la mano, quasi convinta.
gene
Postilla
L’amore dura finché è eterno.
g.
