In tramontana reclinano i fiori
schivano arrotati e puntuti fili,
curve le nostre schiene bruciate,
stolte patrie ingannate dal soffio
immortale del viaggio
Sono soldati impettiti e schierati
con mano immatura da stolide genti
che guardano altrove e l’inganno,
muri bugiardi innalzati sul niente,
è un dolcetto di carta
Stanno contriti, i frati e i prelati
nel nome comune dell’unico Dio
che vale per tutti e basta vederlo:
piange e si torce nei mali dell’uomo,
poi prende la mira
Eserciti e chiese si volgono altrove
con bende pistole carezze e parole,
s’alzano forti le schiene bruciate e
su gambe di ferro e con menti pulite
riprendono il mare
gene
Postilla
Qua si fa vacanza, come fuga.
g.
