tuttologia in direzione contraria

Il canto di Hilario

Oltre quella malefica linea laterale era pronto ad arrivare di tutto, soprattutto consigli non richiesti e insulti, da tifosi avversari e pure da quelli di casa. Per un ala sinistra gitana come Hilario Reyes era un tormento e anche un dolore stazionare su quel binario affollato di gente agitata e nervosa. Quando gli funzionava una finta partiva il grido Maaagooo, che appena perso il pallone si trasformava in Coooglioneee. Le variazioni erano comunque infinite e lui le incassava tutte, scivolando nel disorientamento con immancabile sostituzione. In panca, poi, digrignava i denti per l’afflizione rabbiosa. Neanche un gol in sedici partite, due o tre bei passaggi sfruttati male dai compagni in area di rigore, squadra arenata a metà classifica senza quasi più voglia. Ma c’era ancora la Coppa, con la semifinale e le sue leggi ribaltate. In campo neutro.
Hilario in panca di riserva, i suoi erano sotto di due gol a mezzora dalla fine. Il coach lo mise dentro con il solito dettame: stai sulla riga, calpestala, allarga il gioco, non fa niente se non ne becchi una. “Già, come sempre”, pensò mentre attraversava il campo col pensiero delle voci che lo attendevano oltre la linea.
Ma stavolta non l’avrebbero fregato, aveva pronta una bella canzone da tenersi in testa contro le cazzate del pubblico. Il campo neutro lo aiutò, nessuno dei tifosi si sentiva a casa e parevano più tranquilli.
Cominciò con un doppio passo riuscito talmente bene da sembrare una lezione di tango dove il terzino cade di schiena con fragore di bicchiere; proseguì verso il fondo, incredibilmente solo, e la passò in mezzo. Non la prese nessuno, qualcuno lanciò un Coooglioniii e Hilario credette di non farne parte, almeno stavolta. Cinque minuti dopo perse un pallone e gli insulti furono proprio per lui, con un tipo mai visto, piazzato a lato della porta avversaria, che si distinse per la foga delle invettive e che Hilario memorizzò subito, tra una strofa e l’altra.
Arrivò, quasi inaspettato, il suo primo gol, quando decise di averne abbastanza del confino sulla riga. Non festeggiò, ma cantando portò il pallone a metà campo, per guadagnare tempo.
Verso la fine, dopo un tempo imbalsamato nel niente che a volte prende il gioco alla gola senza un motivo, Hilario si liberò del torpore e del portiere, e la porta vuota si spalancò come il regno dei cieli. Tiraaa Coooglioneee, gli urlò il tipo sconosciuto, ma Hilario si fermò, con la palla sotto la suola e il ritornello in testa:ala-sinistra

Vola nel cielo
con la gloria
perduta
al suolo

Poi tirò, con tutta la forza. Dritto in faccia al tipo, che zampillò sangue dal naso prima di crollare come un maiale macellato. Silenzio interminabile di due secondi e poi l’invasione di campo, generale. Una zuffa gigantesca che, dicono, sia ancora in corso, mentre Hilario canta al Trocadero e nessuno lo insulta più.

gene

Postilla
Un uccello non canta perché ha una risposta. Canta perché ha una canzone.
Proverbio cinese


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