tuttologia in direzione contraria

dasaev

Si era eclissato secoli prima e quando riapparve, in un breve pomeriggio di marzo, fu solo un caso, anche in quel mondo piccolo. Non gli chiesi cosa avesse fatto, quali le strade percorse, quanti inciampi. Parlò lui, di alcuni progetti, tra i quali una biografia, che sono convinto gli venne lì per lì. Me la devi scrivere tu, ti farò sapere nei prossimi giorni, disse convinto. Mi lasciò il numero di telefono e sparì. Memorizzai: Dasaev zerosettenove eccetera.
Sabato ho guardato la rubrica per spedire un sms a un amico il cui nome stava classificato proprio prima di “Dasaev”. Ci ho pensato un momento, una cosa del tipo “chissà la biografia?”, poi ho mandato il messaggino all’amico, per confermare che accettavo l’invito a cena. Al caffè, senza scomodare Jung o altre spiegazioni, e davvero non so come sia capitata una coincidenza simile, l’amico mi ha comunicato: “Dasaev è morto, due mesi fa, si è tuffato dalla diga. Non lo sapevi?”. No, generalmente a me nessuno dice nulla e rischio figure con i conoscenti.
La biografia, che a questo punto nessuno richiederà più, la butto giù così.
Dasaev era il portiere più spericolato che avessi mai conosciuto; lasciava la porta e andava incontro a ogni pallone lungo ondeggiando sul filo dei nervi, il più delle volte schiantandosi contro scarpe e ginocchia avversarie, ma salvando il risultato. Magro, anzi, magrissimo, un po’ curvo a causa dell’altezza. Proprio come l’originale, quel tartaro che stava a difesa dell’URSS volteggiando come un pipistrello. Lo chiamavo solo io così, gli altri non capivano e usavano il suo nome vero. Infatti, forse per quello, al momento del rilancio, la passava solo a me o al capitano. “Gli altri fanno danni”, spiegava.
Tre o quattro stagioni in picchiate d’area, con morosa locale annessa che lo faceva disperare, poi lasciò la nostra squadra per un’altra di un paese vicino, vai a sapere perché, forse sfidato dalla morosa stessa o da qualche suo inimagginabile tarlo. Giocò ancora mezza stagione, seppi, e poi smise a meno di venticinque anni. Da allora, qualche incontro in bar sperduti e poi più niente. Fino al breve pomeriggio di marzo.
Mi piace immaginare che abbia abbandonato il calcio da giovane per non sfiorire. E che abbia smesso con la vita per la medesima ragione. Me lo vedo nell’ultima spericolata uscita, che volteggia come un petalo.

gene

Postilla
Chi non trova un biografo deve inventare la sua vita da solo.
Giovanni Guareschi


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