
Studiato l’elenco con ponderazione da amaca notturna, il Netalin si era presentato in campo con le idee chiarissime: insultare l’arbitro con epiteti incodificati. Anzi, con uno solo, da tirar fuori al momento buono come l’asso di picche, con lo scopo di irridere e però farla franca. La Federazione, in un impeto di linguistica littoria, aveva diramato la lista delle cose indicibili a un arbitro, con le relative punizioni da una a cinque giornate di squalifica e oltre. Il Netalin aveva scoperto la cosa leggendo il Ravani, che a sua volta s’era impossessato del documento in qualità di infiltrato nel club ricco della città e poi l’aveva pubblicato sulla Gazzetta del Caffè, settimanale al quale lavorava scrivendo di pulsioni femminili, classifiche dei pelati con additivi, indagini sui cappelli di paglia e amenità pruriginose.
Il Netalin, cinquantenne ala destra col sette sulle spalle in memoria dell’irregolare Meroni (quello della gallina al guinzaglio), aveva dunque scoperto alcune falle nella lista e ci aveva ragionato assai per non sprecare l’invettiva con qualche banalità. Tra formalità come Pistola o Cafone (1 giornata di squalifica), c’erano gli interessanti Picio e Culatone (2 e rispettivamente 3 giornate), gli spiazzanti Cotolengo e Talpa (2 e 1), alcune espressioni pescate chissà dove, tipo Va a cà tua (1) e perfino cose dialettali desuete come Ciful (2) o Tambur (2). Punito persino un Arbitro sii onesto (2), imperativo che fin lì era stato considerato come forma educativa di un certo livello.
La partita contava un cazzo, roba amatoriale e senza classifica, ma si sa che la follia alberga nelle menti dei calciatori, i quali credono di rifare il mondo a pedate, anche coi menischi a brandelli. Il Netalin era il perfetto esempio della non-rassegnazione alla quiescenza, ma quella sera lì più del risultato gli interessava sfidare l’Editto.
Per mettere in atto il piano come si deve, non degnò l’arbitro di uno sguardo: non voleva nemmeno sapere chi fosse per non farsi condizionare da qualche pietismo.
Verso la fine, quando il tempo cominciava a stringere, si buttò in area senza vergogna simulando un abbattimento. L’arbitro non abboccò. E per fortuna, pensò il Netalin, che fu ammonito per gioco antisportivo. Gli salì alle labbra come evangelica la parola che aveva ricercato per una notte intera, e la disse con calma al Signor Arbitro, sempre senza guardarlo.
– Lifroch!
Con sua grande sorpresa, fu espulso.
Il Netalin protestò per il fatto incontrovertibile che il titolo non apparisse sulla lista, ma vedendo in faccia l’arbitro per la prima volta capì di essere Fottuto (quante giornate, ndr?).
– Mi hai insultato mille volte in quel modo, papà. Fuori!
Gli errori dei padri ricadono su loro stessi, Minchia (1 giornata).
gene
Postilla
Torleri e Raminò dala buzu sono in lista d’attesa.
g.
