tuttologia in direzione contraria

Dizionario per immortali

Da Prons al mónlibro2

In la cunu – Nella culla sonnecchia l’Umano strappato all’incoscienza di embrione e feto e avviato al cammino tutto suo della vera incoscienza.

I ròi ròi – Sonagli. Le madri dell’Umano li appendono per chissà quale allegria a quel recinto dove lo confinano per il suo bene e che è la prima delle tante prigioni che lo attendono.

A bup bup – Il gattonare. È la condizione naturale dell’Umano, alla quale è stato strappato con un lavoraccio millenario da un processo evolutivo di grande rompimento.

A pé pé – I primi passi corti e sbilenchi che l’Umano, sbagliando, crederà di poter poi fare a meno nel cammino che gli spetta o che gli tocca, ma che si ripresenteranno in forma acuta, e con grande disappunto, sul finale di gara.

In bop – A cavalcioni. Di solito dei padri, che si trasformano in cavalli per la gioia dell’Umano figlio, ma non si accorgono di essere invece degli asini, con grande nocumento all’umile nobiltà del somaro.

A dól dól – A penzoloni e contento starebbe l’Umano se fosse ancora e pienamente scimmia. Non essendolo più, si adopera a replicare quel che gli resta dell’istinto tramite azioni e speranze appese a un filo sottilissimo o attaccate a una corda con macina di mulino all’altro capo.

A fur a fur – Fretta affannata. Che l’Umano usa per inseguire doveri e responsabilità, con il rischio-carlona dietro ogni angolo, e staccando se stesso senza riuscire a tagliare nessun traguardo e men che meno a mettersi al collo una qualsivoglia medaglia.

A buréle – A rotoloni. Destino di quasi tutte le opere fattuali e sentimentali che l’Umano considera eterne, o quantomeno solide, salvo poi accorgersi del contrario quando le catastrofi sono già avvenute.

A cupìch – A capofitto. Nelle avventure, nelle emozioni, nelle visioni e nei progetti che l’Umano considera parte di se stesso. Compreso, in modo più o meno composto, il precipitare nella tomba.

gene

Postilla
L’è tut un gravetèe.
g.


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