tuttologia in direzione contraria

Cinque centesimi di terra – Ultimo atto

Primo attocinque-cent
Secondo atto
Terzo atto
Quarto atto
Quinto atto

Rientrò la nonna e con tutto il suo buonumore di massaia troncò la storia a un passo dalla fine.
– Zitto, non sa niente – sussurrò il nonno.
Mangiammo come clandestini, il nonno risucchiando la minestrina, io rattrappito dalla curiosità. La nonna, ignara e un po’ senile, mi chiese cento volte di come stavano i miei.
Alle sette, la nonna andò in piazza con altre comari. Nella penombra, ci sedemmo di nuovo sul divano e il nonno riaccese la pipa.
– Quando avrò finito, mi devi promettere che non ne parlerai con nessuno, nemmeno con i tuoi, prima che io e il Sante non saremo sottoterra. E non ci vorrà molto, a finire la storia e pure a morire. Molti immaginarono, tanti hanno bisbigliato, ma le accuse sono rimaste dietro le persiane. Quando il Nerio e il Neli partirono per l’America, sapevo che non sarebbero tornati. Sono morti da tempo e solo io e Sante ormai li teniamo nel cuore, assieme al segreto di quella sera di giustizia e caso. Prometti!
Mi alzai, il nonno mi mise una mano sulla testa.
– A prométi in sóla téscte dal pà! – esclamai serio e fiero come un gallo.
Il nonno proruppe nella sua risata migliore, liberatoria. Mi risedetti.
– Bravo pinin, so che tuo papà non perderà mai la testa. Allora… Il Sasso della Cadrighi balzava, noi guardavamo dall’alto, il prete scrutava il Campo Verde a luci spente. Il paese dormiva o pregava. Il tempo rallentava i battiti e, appena dopo l’ultimo, il sasso atterrò con forza di meteorite, qual era. Il boato e l’aria spostata non poterono più essere scambiati per tuono e vento, e in pochi minuti salirono le voci della gente che si era precipitata fuori dalle case. Potevamo solo immaginare la scena. Con un sentore di impazienza e angoscia ci precipitammo a valle, saltando scalini e tagliando sentieri che stavano nella nostra memoria più forti di qualsiasi dolore. In un baleno eravamo davanti al Campo Verde, col fiatone, ma la calca di compaesani stava qualche metro oltre. Il Nerio bestemmiò.
Il nonno tacque di un silenzio tagliato da un sorriso, forse amaro.
– L’ére ruò giusct el sass?
Tirò sei o sette boccate lentissime, infinite.
– Sei ancora certo di volerlo sapere?
Annuii senza fiatare, scrollandomi dai capelli gli ultimi rimasugli di campagna e fanciullezza.
– Era scuro come in bocca, ma potevamo vedere che le sopraffazioni gravate sulle spalle di tutti i poveri avevano scatenato le energie della giustizia per polverizzare i calcoli del Nerio. E non solo quelli. Il tetto della canonica e le mura che davano sul Campo Verde erano spariti e al loro posto troneggiava la preistoria. Ci facemmo largo impiastrati di fango e pioggia. Da sotto il Sasso della Cadrighi spuntavano una manica di palandrana nera e una mano molliccia che nell’ultima smania si aggrappava ancora alla terra.
Il nonno si levò di tasca il cinque centesimi e me lo diede. Andai a casa.

gene

Postilla
FINE


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