tuttologia in direzione contraria

Cinque centesimi di terra – Quarto atto

Primo atto
Secondo atto
Terzo attocinque-cent

Il nonno raccontò finalmente la leggenda del Sasso della Cadrighi.
– Il Sasso aveva l’impronta di due incavature nella parte a monte. Dicono che fossero le mani del diavolo che spingeva. A valle, invece, l’incurvatura di una schiena, quella della Madonna, che fermò la spinta del demonio con la sua sola forza di donna seduta. Seduta su una sedia, una cadrighi. Tutto qua. Balle, ovviamente, perché quando scoppiò la mina del Nerio, calibrata dal Neli e dal Sante in mezzo al rombo dei tuoni, non c’era nessuno a tenere il Sasso. Che partì lento come una locomotiva a vapore, ma poi…
– Ma parché el Neli e el Sante i iutava el Nerii?
– Perché sì, perché anche le loro madri, morte giovani, una di tisi e l’altra di polmonite, lasciarono né tanto né poco alla chiesa, convinte dal prete che la loro vita terrena era stata di una tale santità da sentirsi fortunate per la prematura chiamata e che quindi un dono simile andava ripagato con qualcosa che servisse ai fedeli meno fortunati che ancora transitavano su questa terra di stenti e che ci avrebbe pensato lui. La mamma del Neli, quella della tisi, acconsentì alla donazione del mulino che quella disgraziata famiglia possedeva come unico rimedio alla fame. Pensa che, privati del mulino, si ritrovarono a mendicare per mesi, col prete a dar loro un po’ di pane secco facendolo passare come quello moltiplicato dal Cristo. Il Neli, che era il più grande, trovò lavoro alla cava e spaccandosi le mani sfamò tutta la famiglia inchiodata in casa dalla miseria. Ma la giurò. Al Sante andò diversamente, ma male comunque. A lui, quella stalla che finì nelle mani del prete, doveva servire per metter su casa con la Giantina, con la quale qualche progetto lo faceva, ma che poi svanì quando la ragazza capì che l’amato non le avrebbe dato un tetto; prese la strada della città, ingabolando un borghesino (era bella eh, ma proprio bella) e lasciando il Sante con la rabbia di un toro. Il prete si era fatto due nemici, tre col Nerio.
– E a ti au? chél c’u t’ére facc el prévet?
– Mah, niente. Però le ragioni dei tre mi bastavano. Chissà, forse è il suo fantasma che mi manda la Matilde tutti i giorni. Vedi che prezzo ci tocca?
Scoppiò a ridere fino alle lacrime, tossendo per il fumo che gli era andato di traverso. Gli presi la pipa dalla mano raggrinzita, feci un tiro e ridendo mi ingolfai anch’io. Entrò mio padre, nascosi la pipa sotto le chiappe con la velocità di Tex e per fortuna che lui infilò subito la porta sull’aia, stizzito e preso da chissà quale incombenza. Lanciai la pipa lontano, che l’ottomana già si attizzava. Spensi sputando. Raccattai la pipa, intatta. Il nonno si sbellicava. Nell’aria si annunciava la sera. Il tempo correva. Come il Sasso.
– Che era ormai partito…
(continua)

gene

Postilla
Atei e sacrileghi!
g.


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