tuttologia in direzione contraria

Il trittico – Finale

Prima parte
Seconda parte
Terza parte

Quarta parteasino

1967
Sotto le piode malmesse della stalla abbarbicata alla roccia, il trittico traballava intirizzito negli sconquassi d’acqua che stavano scatenando quella che ancora oggi la gente chiama, più per nostalgia che per sincero dolore, Alluvione del Sessantasette.
Quella notte furiosa, l’Adelmo, il Meo e l’Asino la passarono a guardare castagni e noccioli lampeggiati dai fulmini, mentre la Maddalena si avvolgeva d’inquietudine sulla porta della sua casa al piano. La gente intuiva disastri.
All’alba, con la Bavona innervata da centomila riali schiumanti dal nulla, l’Adelmo ruppe il trittico alla ricerca di un guado liberatorio, nello stesso momento in cui la Maddalena pigliava la strada, attanagliata dal terrore per il suo Meo in balia degli elementi e chissà dove. La donna pregando, l’Adelmo bestemmiando.
Incerto e previdente, l’Asino non si muoveva dalla stalla, mentre il Meo, per la prima volta in vita sua, non dava di matto per la presenza della bestia. Al punto che, quando l’animale si decise a varcare la porta per chissà quale istinto, gli andò dietro docile come con la mamma.
Raggiunsero la scarpata del fiume dove l’Adelmo, che aveva tentato di attraversare all’altezza della Serta, stava aggrappato a un tronco liscio e zuppo che dava l’idea di essere una soluzione temeraria. L’Asino, contro ogni logica equina, discese la riva corrosa ed entrò in acqua. Il Meo, che non capiva, restò al suo posto, dritto come una guardia del Papa.
L’Adelmo, nell’ultima giravolta, aveva capito che salvarsi in tre sarebbe stato impossibile e, buttato fuori il fiato che sarebbe servito per stare al mondo, gridò.
– Il Meooooooo! – e sparì tra i gorghi con il senso della vita finalmente completo e subito affogato, appena dopo l’apparizione della Maddalena sul Masso del Diavolo.
L’Asino, che doveva aver sentito nel suo essere bestia che la storia finiva lì, ragliò al cielo e tornò alla sponda dove stava, ancora rigido, il Meo. Il ragazzo lo tirò per la cavezza, con una forza liberata che mai aveva sentito prima, via da quell’inferno bagnato, in salvo.
Attesero per ore, due anime di qua e una di là. Quando già imbruniva e l’acqua aveva ormai rinunciato a uccidere, raggiunsero la Maddalena, che stava ancora sopra il Masso, diaccia. Il Meo aiutò la madre a discendere e a montare sull’Asino e risalirono quel che restava del sentiero.
Un nuovo trittico si era formato, di stabilità geometrica.

2015
È la prima domenica di maggio. All’altezza della Serta, il Meo e uno dei nipoti dell’Asino, con la Maddalena in groppa, si staccano dalla processione e vanno giù al fiume, ai piedi del Masso del Diavolo, a mangiare formaggio e pane, con la devozione accorata e imperitura degli scampati.
Cercano i segni, tracciati in epoca remota a colpi furenti di punta e mazzotto.
E leggono, scorrendo assieme le dita nei solchi della pietra,

Adelmo

FINE

gene

Postilla
Gli amici sono parenti che vi scegliete da soli.
Eustache Deschamps


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