tuttologia in direzione contraria

La conta degli ostinati

Facciamo la conta: tu quanti ne hai?pa-gilio-eni
Su due piedi è dura, dammi tempo… Vivi o morti?

Non è una taglia, ma vivi o morti fa lo stesso. Abbiamo tempo.
Il primo che mi viene è l’Ezechiele, che non se lo ricorda nessuno.

La Liliana sì, va a trovarlo tutti i giorni e gli porta due libri l’anno.
Oddio, libri… Riviste.

Nessuna differenza. Poi?
Quello che faceva tutte quelle cose strane…

Il Melchiade, giusto.
Sì, anche quello… Ma io pensavo al… matlosen, mi pare…

Già, il Liberio, detto Pissoir. Dov’è finito? È finito?
Uno così non finisce mai, starà scrollando un paese addormentato con il festival delle maschere di legno, o cose così.

Bon, comunque: il Melchiade? Secondo me riappare prima o poi…
Con una planimetria di suo pugno. Non aveva un cane?

Glauco, cane tattico.
E quelle anime in pena? Giano e Mirto?

Hanno trovato soluzione, ma prima è stato inferno, per tutti…
È sempre il prima che trascina il dopo.

Filosofia?
Si deve.

Lascia perdere. Piuttosto: e del Climico che dici?
Spinosa la cosa, bisognerebbe chiedere alla Palmazia…

Qua è dura, non so come si potrà fare, ma tu sì.
Io sì cosa?

Raccontare. Io ero in colonia, ma tu c’eri.
Oh, socio, non so che intenzioni hai, ma non racconto niente.

Racconta a me, poi butto giù. Metti una firma e via.
Ci sarà anche il mio nome? No, perché nel caso vado in Patagonia.

Cazzo, la Patagonia! E Soriano?
Ce l’ha fatta pure lui, con le ceneri liberate.

Uno che non ce l’ha fatta mai è il Mattei…
Tanto non se ne rende conto, credo.

Come mio padre prima di morire…
Tuo padre ha dato tutto prima.

Ma io no, e devo farlo adesso, capisci? Altrimenti, che me la prendo a fare con le betulle o con la Mafalda…
Va bene, va bene. Andiamo avanti. Caterina!

Che riscatto, la ragazza! I suoi non l’hanno mai perdonata.
Almeno non è dovuta partire, come il Nicodemo o il Sergio… missioni fallite, ma anche loro ci hanno provato, ostinati.

Provarci sempre, zio, altrimenti non ci sarebbe nessuna conta. Guarda il Sarescia, ha aspettato quasi trent’anni e poi ha cambiato la storia.
Anche il Pedra ci provava, a cambiare?

Sì, ma lui è tornato nel tempo sbagliato.
Perché? questo è giusto?

Lo è per la conta. E tanto basta.
Ma qualcuno a cui è andata bene c’è? È un club di sfigati.

Non chiamarli così, gli sfigati siamo noi che viviamo delle vite degli altri e rischiamo di morire nel nostro letto senza aver fatto un cazzo. Pablo l’ha scampata, e pure l’Uomo, te lo ricordi l’Uomo? Poteva stare sotto la pioggia per ore. L’ha salvato il manicomio e quella tipa…
Marylin! Come si fa non ricordarla! Il sogno erotico di due o tre generazioni.

È stata molto di più. Andiamo avanti, che sennò sbavi e dimentichi tutto.
Ma va’ a cagare…

Parigi! Che casino, quante fiamme. Quell’arciere?
L’arciere Ouedeq, credo sia ancora dentro, come tutti quelli che hanno un’opinione e la scoccano, precisi.

Alcuni li hanno lasciati in giro, ma scacciati, tipo il Chiscio e il Panza di cui cantava il Senesio.
Trattati bene quei due… Certo che la gente è bastarda bene eh…

Non fare il piangina. Ne abbiamo abbastanza per la conta?
Manchiamo noi, che dobbiamo ancora riscattare quel tiro mancino finito male.

Giochiamo zio. Ora la squadra l’abbiamo, diciotto titolari. Una bella rosa e ruoli coperti. Possiamo schierare anche una squadra B, con i comprimari. Volendo.
Vogliamo. Poi vediamo chi ci batte, evatroia.

Non ci batte nessuno. Sotto con la conta.
Come quelli sel sasso.

 

gene

 

Postilla
E se poi le cose, non tutte, ma alcune che contano, andassero bene, che si fa? Si aspetta che vadano bene anche le altre un po’ neglette o si teme che quelle riuscite si mettano ad andar male di nuovo? Ci sono lavori che durano qualche anno, partiti da emozioni e rigore e arrivati a compimento, seppure con ancora qualche dubbio. E poi finiscono in mani altrui che le soppesano e dalle bocche esce spesso un no o un unico sì, e magari neanche quello. Ecco, siamo nell’attesa di un sì, dato che i vari no sono alle spalle, ma con l’idea che possa andare ancora male e bisognerà ricominciare. Ma se invece va bene, che succede, oltre a vedere realizzato completamente un lavoro e le emozioni e il rigore, eccetera? Succede che è finito tutto, l’attesa, la speranza e l’intero sabato del villaggio, e c’è una domenica di sensazioni compiute e per questo un po’ morte, con l’idea che il lunedì ricomincerà la fatica e non se ne vedrà l’ora. Tutto questo per dire che La conta degli ostinati, un’opera che ci è costata emozioni, rigore, eccetera, è all’ultimo grado di giudizio editoriale. Se sarà no, allora opporremo un boh, mentre un sì sarà la fine e da qualche parte bisognerà ricominciare. Morale? Le cose che vanno bene sono separazioni da tormenti, emozioni, rigore, impegno, eccetera. In pratica, come la vita che finisce. O la settimana.
g.


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