tuttologia in direzione contraria

San Valentino

In sella, più basso e più rock di chiunque altro, gli parve di lenirsi il cuore. Janos aveva chiesto a Nemec di accompagnarlo sulla Rovanera, salita per ciclisti in cerca di una forma. In molti sapevano quanto Janos fosse sensibile, in special modo alla presenza di quello strano essere chiamato donna, anche se quella che lo disarcionava veramente era solo una ragazza, Olena. Che aveva occhi e attenzioni un po’ per tutti. Mentre Janos sospirava alla tazza di birra, lei ballava polka con giovani e vecchi, e così le serate andavano via, sperperate.
Nemec, che dell’amico sapeva anche ciò che nascondeva, lo seguì. Pomeriggio incerto, di vento e sole, tra nuvole di probabile pioggia. I due, malvestiti alla bisogna.
– Perché? – chiese Nemec, pur sapendo.
– Allenamento!
– A cosa?
– A me stesso.bici
Sulla rugosa strada di montagna, non si parlarono, sorpassandosi a bassa velocità. Le pesanti biciclette a tre marce, così simili al cuore, non permettevano eroismi e nemmeno dichiarazioni di fuga. Per Nemec, zero problemi, tanto lui era ancora nella fase paleolitica dei sentimenti amorosi. Ma per Janos, ogni pedalata era un affondo nel dispiacere.
Sfilavano castagni e massi, tornanti e impennate. Scomparso il sole, nuvole nere spruzzarono goccioline. Olena strizzava il muscolo cardiaco di Janos e lui si sentiva sanguinare, ma pedalava. All’apice della fatica, mentre Nemec lo superava ancora una volta, pensò di abbandonare e scesero due lacrime. Ma tenne. Dalla cima si sarebbe visto il lago e forse la speranza di un qualcosa. Passò a condurre.
Ora la danza sghemba divorava asfalto e ciottoli residui. Nemec sogghignava senza farsi vedere, Janos serrava le mascelle, spremendo lacrime.
E poi piovve, un lavacro scrosciante. Janos si fermò, buttò in una scarpata la giacca e la camicia e ripartì. Nemec lo attese.
– Nudo alla meta?
Con i pantaloni di gabardine lisi e gonfi d’acqua, Janos assunse le sembianze di un prigioniero che tentava di scappare, una cosa vista in un film.
Una lunga spianata precedette la cima. Pedalarono furiosissimi. In volata, Nemec lasciò il passo a Janos, sapendo bene di non poterlo privare di una vittoria non dichiarata, ma importante.
In mezzo al diluvio, il lago non si vide. Non un riparo, non una pianta. Fermi col fiatone, sudore e lacrime si sciolsero con le sorelle gocce. In piedi come due pali, silenti, le biciclette a terra. Dentro il torso nudo, Janos sentì salire parole.
– Voglio imparare la polka!

gene

Postilla
L’intelletto è sempre ingannato dal cuore.
François de La Rochefoucauld


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