tuttologia in direzione contraria

Il bancone del bar non si muoveva anche se il Tilio sembrava spingerlo con tutte le sue forze. Gli tremavano un po’ le ginocchia. Mollò una mano per agguantare il bicchiere di barbera con il solo risultato di rovesciarlo. Il mancato appoggio lo fece finire con la faccia sullo spigolo di formica e poi sul pavimento, di schiena, come un maggiolino abbattuto. Lui, però, era solo ubriaco, come spesso. Ubriaco e solo. Sì?maschera
Folleggianti, gli altri lo scavalcarono per lunghi minuti, avendo troppo da fare per essere all’altezza del carnevale, tirannica festa. E poi, chi non era mai finito per terra pieno d’alcol? Suvvia. Nell’andirivieni inesorabile, a qualcuno sorse il dubbio che il Tilio non fosse solo ubriaco e che sulla faccia non avesse solo colori di pastello. La Marta si prese la briga di chinarsi e toccare le pitture che l’impiastricciavano, mescolate a sangue che tentava di rapprendersi. Chiese uno straccio bagnato, lo pulì con dolcezza sotto gli occhi e ai lati della bocca, tamponando la ferita sulla fronte. Ma il Tilio non si riebbe dal suo sonno. Lo spostarono con cautela sulla panca di fondo e lo lasciarono lì, sotto una coperta imbrattata, col suo respiro profondo a confortare le coscienze impegnate a impazzare.
Chissà cosa sognava? La sua casa? Sua figlia lontanissima? Una gioventù? Un camino acceso? Un sasso frantumato? Voli di gabbiani? La speranza? La gioia? La paura? La freschezze delle vette?
Molto più tardi smise di respirare. Dello scherzo si accorsero però solo verso le tre, che già la birra versata irrancidiva e la notte raffreddava. E anche le mani del Tilio si erano gelate, strette troppo tardi per impedire il viaggio. Ogni scherzo vale?

gene

Postilla
Il fine di uno scherzo non è quello di degradare l’essere umano ma di ricordargli che è già degradato.
George Orwell


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