tuttologia in direzione contraria

Neanche Obdulio

barcellona II
Di Obdulio Varela ce n’è stato uno e da solo paralizzò il Maracanà. Ma la follia del Camp Nou non l’avrebbe fermata nemmeno lui, nonostante quelli di Parigi l’avessero evocato procrastinando l’entrata in campo per il secondo tempo. Fino a lì, follia ordinaria, un 2-0 che lasciava speranze al Barcellona ma che era stato raggiunto con la complicità del caso e sull’onda dei nervi opachi di una squadra dichiarata in declino. Il gioco era latitato, segregato dentro la tensione. Il fantasma di Obdulio non è servito perché subito il brasiliano Neymar, memore della catastrofe di Rio nel 1950, si è lanciato in area e segato di testa. Al Piazza, e passiamo al presente, qualcuno dice che Messi lo sbaglia, quel rigore venuto direttamente dall’inadeguatezza di un francese. Già, non segna… Fulmine di sinistro e 3-0. Ma il Barça sembra aprirsi per stanchezza e sempre sulle ali del non-gioco, Cavani sbatte dentro il 3-1. Mi alzo, ho il treno, è finita.
Nel fruscio del Tilo, mi trovo a dispiacermi, ma era troppo anche per il Barcellona risalire fino a sei gol, tanti ne servivano per ribaltare lo sciagurato 0-4 dell’andata. Pazienza, almeno La conta, il mio libro, verrà pubblicato, come da comunicazione pomeridiana dell’editore.
Caracollo fino a casa della Maddalena, che mi aspetta preoccupata per il ritardo e già pronta per andare a nanna. Le dico di aspettare un attimo. Vado a ripescare la partita nelle registrazioni e mi siedo a osservare l’ultima mezzora, partendo dalla coltellata di Cavani che manda in paradiso i francesi. All’oscuro di tutto quanto già successo da più di un’ora, in diretta differita.
A lei non interessa il calcio e un quarto d’ora dopo mi dice “andiamo a dormire dai”. Aspetta, tesoro, tanto mancano dieci minuti. Mi si para davanti agli occhi il melinare poco convinto del Barcellona, ostruito dalla barriera passiva ma resiliente del Paris. Poi Neymar, mai arresosi a Obdulio, tira con l’arco nell’angolino e fa il 4-1. E mancano tre minuti, niente. Non festeggiano nemmeno.
Un pallone a casaccio in area viene poi inseguito da Suarez, un demonio uruguagio che si butta a terra come sgozzato da un contatto infantile. Ahahahah. Rigore. Amò. Stavolta va Neymar invece di Messi e mentre si segnalano cinque minuti di recupero, il brasiliano spiazza tale Trapp. 5-1 con cinque minuti ancora da vivere. Il Camp Nou non festeggia, c’è da spingere senza perdere tempo.
Piovono palloni disperati nell’area francese. Non ce la fanno, dico alla Maddalena, attentissima. Troppa confusione, nessuna idea oltre ad affollare gli ultimi trenta metri. Arriva perfino Ter Stegen, il portiere, che si becca un calcione, tié, a venticinque secondi dalla morte. Batte chi? Neymar, con il fantasma di Obdulio accovacciato tra i piedi. Non segni ragazzo. Infatti il ragazzo la butta malissimo in area e la palla ritorna fuori. Neymar la riagguanta e mentre in centomila milioni gli dicono Buttala dentroooooo! lui che fa? Una finta a sbilanciare il mondo e poi lancia con la palla che gira all’indietro e sorvola le miserie del mondo e quelle dei francesi. Quella cosa che inseguiamo fin da bambini, la palla, appunto, arriva tra il portiere e la difesa sorvolata e atterra sul piede di Sergi Roberto da Tarragona. Tuc! Pallonetto, silenzio, gol. Boato, tremori, corse, pianti, per cinque minuti, senza nessuna possibilità di riportare l’ordine. Io e la Maddalena non abbiamo parole, tutti gli altri sembra di sì, sciacquate nelle lacrime. Mai vista una pazzia del genere. Obdulio Varela lascia il Camp Nou e va a bere sulle Ramblas.

gene

Postilla
Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti.
George Bernard Shaw


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