
(…) Dentro la casa si snodavano scale. In su verso le stanze che d’inverno gelavano, in giù verso le cantine che odoravano di patate, terra e vino fermentato. Lo faceva Delfino il vino, e se lo beveva tutto, tranne alcune tazze per gli ospiti e qualche bicchiere a me nelle occasioni migliori. Quando potevo scendere, si apriva un mondo di ragnatele e anditi scuri, prese d’aria e umidità. Da un tino, spillava il nero liquido che poi avrebbe dovuto tenere nascosto dalle invettive di Georgette. Quali uve fermentate dessero quel vino non lo so, certo non il merlot mainstream che campeggia nelle boutique a prezzi da champagne. Poteva essere, se andava bene, uva americana, chicchi grossi e gustosi ma che con la vinificazione facevano a pugni; o, peggio, bondola, un vitigno aspro ormai quasi estinto come la dichiarazione pubblica di un sentimento.
Eppure, il Nonéto lo beveva come un elisir e sono sicuro che gli abbia allungato la vita permettendogli di morire nel suo letto, senza disturbare.
In cantina, anzi, nelle cantine, nelle catacombe di casa, maturavano anche le patate, preziosissimo alimento dei poveri, capace di salvare vite nelle carestie peggiori. L’odore di terra che le permeava non se ne andava nemmeno dopo la cottura o se accompagnate da luganighe. Anche queste, appese in cantina a maturare assieme a salami e cotiche, ultimi figli del maiale. Tanto grasso, tanto gusto, che il salame tipo-milano è una chemioterapia, in confronto.
C’era poi, sotto la pergola oltre la carraia, una pianta di ribes, poco più che un ornamento a disposizione mia e solo mia. Solo lui può mangiarli, diceva Georgette ammonendo nipoti e pronipoti e stabilendo ogni volta la sua indissolubile gerarchia.
Più su, l’aia delle galline, proprio sotto la rupe. Un paio di galli si dividevano i compiti a turno: coprire le femmine e allontanare la volpe. Uova a bizzeffe e quando le signore non ne avevano voglia, Georgette le ingannava con un uovo di gesso nella paglia e loro, per competizione, avanti a produrre. Di quell’aia non resta niente, spazzata via dalla fine della saga tramite litigio ferreo, sotterraneo e interminabile. Sono certo che abbiano litigato anche per l’uovo di gesso. (…)
gene
Postilla
Zirichiltaggia



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