tuttologia in direzione contraria

marzo
Olimpia mi trattenne le mani quando già spingevo la carrozzina oltre l’argine. Volevo gettare Donata nel canale che passava davanti alla nostra casa. Ma sono sicuro che questa cosa non è vera, che si tratta solo di una leggenda, un aneddoto inventato per dare corpo alla mia fama, quella del ribelle dalla crudele ingenuità. È vero che facevo cose dittatoriali con la mia sorellina Donata, tipo comandarla a bacchetta. Stavo sul divano e annunciavo:
– Doni, un iugurt! Un… dui… dui e méz…
E al tre arrivava puntuale e trafelata con lo yoghurt, già aperto e con il cucchiaino infilato. Ma erano giochi di bambini. Non l’avrei mai buttata nel canale.
Vero anche che, quando lei aveva da pochi giorni mosso i primi passi con l’incertezza dei pionieri-bambini, la incoraggiai:
– Dai cammina, che ti prendo io!
Partì da in fondo al corridoio e quando stava per gettarsi nelle mie braccia aperte, le tolsi e lei cadde. Non camminò più per diverse settimane, sconcertata.
Vero che la chiamavo Bonza a causa della sua pinguedine infantile, scomparsa da tempo, tra l’altro. Ma le volevo bene, immensamente. Come si può pensare che la volessi gettare nel canale? Una menzogna, per ridere, ma che ancora oggi alimenta dubbi.
Voglio dire che io non avrei mai fatto male a Donata e, quando più avanti capii perché Olimpia e Franco l’avevano chiamata così, posai quel dono nel mio cuore.
Poi è vero che da giovani cominciammo a vedere le cose in modo diverso e che quando morì Olimpia ci trovammo nel mutismo. Anche con Franco non fu semplice, io ero via di cuore e di testa e lei assunse ostilità, con più di una ragione.
Sono bastate poche parole per trovarci finalmente uniti nel volersi bene. La ammiro, indefessa, seria, affidabile. Penso di piacerle anch’io, forse per una presunta e catastrofica intelligenza.
Mi commuove sapere che Donata e Olimpia compiano oggi gli anni, assieme, simili, fragili e forti. Hanno una versione vibrante del mondo che io non ho e che mi piace tanto. Olimpia direbbe: cercate di capirlo.

gene

Postilla
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori.
Lucio Battisti


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