
(…) Un giorno di primavera, con l’erba che provava a rialzarsi dopo le pene del gelo, il carretto di Delfino stava inerte e vuoto davanti al magazzino dell’albergo. Mi trascinavo Donata qua e là, senza sapere che farne e con il fastidio dell’impedimento. Troppo piccola per giocarci a qualcosa, la misi sul carretto e la trascinai in cima alla strada che poi svoltava a destra per i campi, in brusca e breve discesa. Sul bordo di quella rampa che degradava più in là in facile pianura, mi piazzai sul carretto in piedi, col timone alzato e tenuto tra le mani come se fossi al comando di una nave e partii.
Le ruote si torsero dopo cinque metri di frastuono legnoso e volammo rovinosamente nella tenue e stupefatta erba d’aprile. Donata pianse fino a sera, per la strizza. Il carretto non riportò danni. A me scappava da ridere e la feci franca. Incredibile come a volte le sciocchezze restino impunite. Ci conto tuttora sull’impunità, serve per non pensare alle intemerate che seguono le magnifiche imprese al contrario.
Tipo questa. A scuola, nella terribile noia del dopo-mensa e prima della lezione di ginnastica, entrammo di soppiatto nella palestra incustodita e vuota. Trascinammo fuori dal magazzino il carretto con i tappeti per le parallele, quello con le piccole ruotine girevoli, e lo lanciammo in tondo, tre a spingere, cinque in carrozza. Al massimo della velocità, perdemmo il controllo. I carretti impazziscono, vedi sopra, è un dato di fatto. Questo dei tappeti centrò la porta, la sfondò e ci ritrovammo nel piazzale.
Mezzora dopo eravamo in fila, in piedi, davanti alla maestra di italiano e storia, certamente giovane ma per noi vecchissima. Ci aveva insegnato a leggere Huckleberry Finn, mentre gli altri maestri rifilavano castighi a ogni gesto o parola fuori posto.
Fece passare la fila esplodendo delusione e rabbia in faccia a ognuno e quando giunse a me, l’ultimo del rango, mi urlò tremante: E tu… e tu… Sei un minchione!
E mollò un ceffone alla mia faccia e all’innocenza alla quale aveva creduto fino ad allora.
Mentre mi grattavo, mi posi la domanda: cosa vuol dire minchione? Di certo era più grave di scemo o assassino o bugiardo o ladro, a giudicare dall’impeto della maestra. Ma non sapendolo, me ne fregai. L’ignoranza è una gran salvezza.
Ho imparato che coi carretti è meglio stare attenti, sono indomabili. (…)
gene
Postilla
Hai mai notato che chiunque vada più lento di te è un idiota, ma chiunque vada più veloce è un pazzo?
George Carlin
