tuttologia in direzione contraria

calcio III
Il prato delimitato da righe gli parve espanso come un universo ingovernabile. Prima di entrarci per forza, raccolse la voglia che aveva e si fece coraggio. Carles, vecchio mio, sei qua, si disse. Quattro mesi prima era crollato dentro una vertigine di dolore. Ne era uscito più fragile e insicuro, come se gli si potesse leggere in volto una malattia, sconfitta ma insistente nel non consegnare le armi. Per nascondersi all’ipotetica indagine degli altri, che immaginava più che avvertire, si era fatto crescere una barba insolita. Non si era più allenato, per mille motivi, ma per la prima di campionato il coach gli sussurrò un normalissimo: Vieni.
Dimagrito e incerto, Carles ci rifletté un secondo e disse sì. Ma quella riflessione mancata gli si parò dinnanzi appena vide il prato con le porte e le divise appese al muro dello spogliatoio. Non ebbe paura (Carles non ha paura di niente, non ha tempo) ma stupore sì. Possibile che io ce la possa fare? si chiese.
Per cinque minuti non toccò palla, come se i compagni avessero prudenza nei suoi confronti. Bestemmiò e ne recuperò una dai piedi di un suo coetaneo, un altro che probabilmente non riusciva a staccarsi dalla passione per il gioco.
Carles sentì di nuovo le gambe, solide. Solo il fiato mancava a tratti, ma piedi e cervello rispondevano. Mentre i suoi compagni entravano e uscivano a dipendenza delle scelte del coach e dalla loro fatica, Carles rimase in campo fino alla fine, a sopportare la sconfitta della sua squadra, inesperta e timida.
Non chiese perché non gli avessero concesso un po’ di riposo. Temeva di leggere sul viso del coach la terribile commiserazione che si concede a un malato. Si ripassò la partita nel cuore della notte, dopo ampio rifornimento di birre, e si assolse: giocato bene.
Il giorno dopo, nelle vie della città, non scorse negli sguardi l’indagine immaginaria del suo viso. Rinfrancato, Carles si tagliò la barba e ricominciò a vivere. Restava il dolore alle gambe, quello della fatica, ma l’altro era andato via.

gene

Postilla
Come cura, sbagliare un calcio di rigore.
g.


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