Un passaggio iniziale di un romanzo ormai completato. Il protagonista è a processo. A suo carico, come prova, un diario che verrà letto in aula per giorni e giorni.

(…) Si alza il Procuratore, con una smorfia come se patisse di coliche e poi subito pavoneggiante per la ribalta tutta per sé; ondeggia nel passo, come a voler celare con impostata umiltà la ferocia che gli si nota nel busto rigido. È falso, ma lo vedo solo io che sono del Novecento.
Temo si protrarrà per giorni questa commedia. Non mi interessa la pena finale, ma questo stillicidio di idiozie che seguirà. E dire che tutto quanto ho scritto è mio, privato, e stava racchiuso nell’urna con le ceneri. Un dettaglio intimo che hanno ribaltato in occultamento di prove.
Certo, sono un traditore. Non di questo presente, ma del mio passato pieno di significati che altri mi hanno tramandato e dal quale sono fuggito senza portarmi dietro niente. Ho rivangato, protetto dalla lontananza nello spazio e nel tempo; non ho assolto nessuno, ma non assolvo me stesso dal mio essere traditore, in un processo personale che ho messo per iscritto dopo averlo a lungo pensato. Non pensavo che questa analisi privata di una mia indefinibile follia, un’abiura, potesse essere scoperta e diventare una pubblica accusa. Invece sì, sono qua, trascinatovi da questo impero della prostrazione che con la mia inanità ho contribuito a far crescere. È un mostro con mille occhi e mille orecchie, ma con una bocca sola che sancisce verità da rispettare per legge. Sono un traditore, lo so, ma per l’esatto contrario per cui sarò giudicato.
Il Procuratore è uno di questi uomini nuovi, alti e insignificanti per trapasso genetico, ai quali hanno impartito un’istruzione morale molto precisa e sorda; queste caste si strutturano anche con studi teatrali, controllati dallo Stato, per ottenere la massima efficacia retorica. La questione religiosa è controversa: da una parte la morale privata dove Dio è il supremo occhio; dall’altra la Giustizia pubblica in mano alla Corte Planetaria, organismo che non riconosce nulla né sopra né sotto se stessa e si riproduce grazie alla florida corrente a cui appartiene l’idiota che mi accusa. Una volta li chiamavano incesti.
Questo Procuratore passerà da ogni atteggiamento imparato e praticato, pur di dare corpo alla sua insignificanza. Certo, lui si sente dalla parte giusta e non ha dubbio alcuno; è stato costruito così e metterà in scena tutto il possibile per dimostrare la mia colpa e per suggerire la pena più dura. Non sono il primo, non sarò l’ultimo. Ma che fastidio. (…)
gene
Postilla
Perdere tempo
