tuttologia in direzione contraria

Immortalità

bellezza

Arrivano questi due, un uomo e una donna, puliti e lineari. I Nuovi. Li accogliamo nella nostra casa di sasso che ora mi pare meno vecchia di noi, che stiamo accanto all’amico fuoco che a loro sembra ignoto. Lui è alto e forte, lei sinuosa e altrettanto forte. La genetica ormai produce questo, una replica immortale di atletismo e seduzione. Sono intelligenti, stando alla propaganda, si curano da soli schiacciando tasti sul loro corpo che producono energie per debellare virus e scolorire imperfezioni neurovegetative. Potrebbero campare in eterno ed essere felici, dicono ancora i depliant governativi. Addirittura, toccandosi il lobo sinistro, possono adattarsi abiti su misura, confacenti all’umore del momento o alla moda. Sanno analizzare ogni tema e discuterne con oculatezza premendosi il neo sopra l’ombelico, che una specie di processore con migliaia di informazioni elabora in opinione. Belli, sono belli, senza dubbio. Educati e bendisposti, profumati.
Noi invece sappiamo di fumo e vino, con un vago sentore di aglio che si propaga da ascelle aduse agli afrori prodotti dall’alimentazione. Non ne sono infastiditi, capiscono. Prendo la chitarra e canto una canzone per il Meo, mentre la Maddalena si adombra per un secondo alla nostra imperfezione. I due Nuovi apprezzano e in pochi istanti si aggiungono al canto, con un impasto di voci limpido e dall’intonazione perfetta. Il Meo si intimorisce, come quando accade qualcosa di nuovo, ma alla fine concede un Bravi. La Maddalena non sa se proporre di smettere. Ne facciamo un’altra, e ancora i due Nuovi reagiscono con esattezza melodica.
Poi parliamo.
Sono venuti a chiederci se vogliamo partecipare al Programma della Vita, che per sommi capi è una mutazione genetica per non morire più. Sapevamo dell’arrivo e ne avevamo parlato tra noi: per il Meo è indifferente, non ha la cognizione del tempo e lui già viaggia in una sua immortalità, a me non interessa di campare per sempre, alla Maddalena sorgono dubbi. I Nuovi tengono una conferenza, nemmeno noiosa.
Riflettiamo. Il Meo è fatto a modo suo da cinquant’anni, io e la Maddalena da settantanove. Il Meo manovra le sue differenze mescolandole alle mie, la Maddalena brilla di bellezza. Tutti noi precipitiamo e poi ci rialziamo, ci siamo abituati. I Nuovi capiscono queste fatiche e propongono di superarle con un’eternità di pace.
Mentre loro schiacciano un pulsante invisibile appena sotto il gomito che ne cambia la pettinatura, noi diciamo no.
Perché?
Non sapremmo vivere senza i nostri difetti e non vogliamo vivere oltre la perfezione della decadenza.
I Nuovi se ne vanno, né affranti né minacciosi.
La Maddalena ravviva il fuoco, il Meo chiede un’altra canzone.

gene

Postilla
Un’idea mi frulla
scema come una rosa
Dopo di noi non c’è nulla.
Nemmeno il nulla
che già sarebbe qualcosa.
Giorgio Caproni


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