
All’apice della prigionia, nell’aula volano carte, custodie di telefonini, penne, biscotti e figurine. Poi bastano due parole sulla Sposa bambina e l’attenzione ritorna. Non ammetteranno mai, ragazzi e ragazze, ma sono rapiti. Al momento di scriverne un riassunto emozionale, tornano al caos di parole e battute sentite dai grandi, cioè noi poveri idioti. Però scrivono, tranne due che si impuntano orgogliosi nel dire che loro non intendono perdere tempo. I più concentrati, vanno nell’altra aula. Sono in quattro e si pongono agli angoli, per estraniarsi meglio e precipitare nelle loro lettere su Fenoglio. Loro ce la fanno, li lascio e torno nella Babele di là. Dei due che si oppongono, uno sta zitto e l’altro disturba, rispondendo con un militaresco “Sì Sore” alla mia richiesta di fare il bravo. E poi va avanti lo stesso, sorridendo e ignorando il suo stesso foglio quasi bianco, se non fosse per nome e titolo del tema.
Stanno recuperando la licenza di scuola media, questo è il loro impegno, quasi volontario (in realtà, dietro alla scelta stanno genitori distratti e preoccupati o tutori rigidi e burocrati).
In ordine sparso: due ragazze si crogiolano nella loro perplessità, un ragazzo nella sua applicazione diligente, un’altra nella sua cecità vera (si serve di un computer per non vedenti), uno nella sua brusca intelligenza. Il più riottoso, si fa scherno della sua stessa pelle, interviene a ogni bisbiglio o grido come un opinionista da salotto, dice sciocchezze. Ha talento.
Quando li riunisco e chiedo a turno di leggere stralci del testo, inciampano nelle parole o le sorvolano. L’opinionista, che di solito ha una voce stridula da infante non sviluppato e aggrappato a quelle sciocchezze di cui sopra, al suo turno estrae una dizione perfetta, vellutata da una voce teatrale. E d’improvviso è il silenzio, denso di ammirata attenzione.
A dieci minuti dalla fine, la noia dell’aula chiusa si trasforma di nuovo in elettrica voglia di andar fuori dalle palle.
A giorni avranno l’esame. Ce la faranno, ce la devono fare, nessuno deve restare indietro così giovane in un mondo che stritola e giudica.
Fossi l’esaminatore, li assolverei tutti per la bruciante voglia di esistere.
Fossi l’esaminatore, straccerei esami e li manderei con la loro licenza alla conquista del mondo, a lenire le mie amarezze. Le nostre amarezze.
gene
Postilla
Lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre.
Sydney J. Harris
