Da: La conta degli ostinati (2017) – Autore: Giorgio Genetelli – Editore: Gabriele Capelli

(…) Un’estate mise in piedi un circo all’aperto con capre inquiete, galline obese adornate con fiocchi di raso, conigli dalle orecchie dipinte di blu, biciclette appese a un filo da lanciare in pedana con lui sopra, asini volteggianti con sonagli. Domava e pagliacciava, concludendo con spettacolari giravolte a cavallo, vestito come Sandokan. L’esibizione in Piazza di Platan, il clou della tournée, fu seguita da tutto il paese, tra facce austere che trattenevano il divertimento per non fare brutta figura, sperando che almeno una delle capre gli desse una cornata.
Una delegazione di morigerati cittadini, un mattino di sole, tentò con garbo ipocrita di convincerlo a piantarla lì, ma fu accolta con lo spaventoso suono di un corno di becco, ripescato nella discarica, annunciante la partenza della corsa nei sacchi di una marea di bambini che lui aveva strappato alla noia delle famiglie.
– È la Coppa Liberio! Prima edizione! – urlò nel frastuono, come spiegasse di un evento non procrastinabile e atteso da secoli.
Alle rimostranze della delegazione, alzò le spalle, estrasse una scacciacani e diede il via con un colpo in aria che fece sobbalzare la Corinna, attempata zitella china nell’orto.
La delegazione rinunciò alle trattative, rimandando la patata al municipio, che a sua volta si rassegnò dopo un colloquio in cui il Liberio si presentò vestito da stregone indiano, una pelle di cervo con corna in testa e una forca luminescente in mano.
– Ho poco tempo, eh, gli animali vanno addestrati, non sono mica di buon comando come la gente.
Il sindaco, senza più speranze, gli inviò una lettera formale sull’ossequio della quiete pubblica che suonò come una resa e che il Liberio, dopo aver tirato righe di pennarello rosso su quanto gli pareva inapplicabile, appese a una fiancata del carro, per ricordarsi dei suoi obblighi sociali, caso mai gliene scappasse qualcuno. (…)
gene
Postilla
Facciamo come ci pare (plurale)
Liberio
