tuttologia in direzione contraria

L’armadietto delle medicine

alf infinito

Settembre
Sms delle otto e trenta: Uela Frank, posso passare in mattinata?
Risposta: Ok
Divago tra un caffè e la Gazzetta e quando l’ora sembra buona vado, con il solito sacco in spalla attraverso la periferia.
Tre colpi alla porta, entro e il ciao infilza il fumo.
C’è da fare, ma adagio.
– Come stai?
– Notte di merda – risponde trafficando medicine con dita tremanti.
(Appena due anni prima rivoltavamo il mondo a colpi di ironici progetti e ilari momenti di distruzione dell’ambientino che ci accerchia. Adesso è diverso, i progetti stagnano e lui fa fatica. Ma c’è).
Un paio di email da decodificare, la letterina per gli abbonati da buttar giù.
Frank è editore, io coordino con progettualità claudicante. Questo facciamo, con lo stesso spirito degli inizi.
Oggi ha deciso che mangerà. Intanto vado di sotto, nella stamperia ferma per sopraggiunta debolezza.
– È pronto – mi dice.
Salgo e il profumo dei fagioli mi avvolge. Sta meglio, il Frank, e glielo dico. E mangia, perfino in fretta.
Mi dice che dovrebbe tagliare alcuni pezzi di compensato e allora gli propongo di andare fino a Maggia, che così facciamo un giro e vediamo il mio lavoricchio a casa della Maddalena. Anche perché la circolare è là.
– Guida tu – mi fa, porgendomi le chiavi del suo pickup come se fossero quelle dell’Eden.
Per non guidare lui dev’essere insicuro ben bene.
A Maggia s’incanta di fronte alla circolare e poi mi indica misure, con la precisione che lo distingue. Si stupisce per le protezioni non montate, ma sorvola.
Taglio, su ordinazione, di qua e di là. Pezzi minuti.
– Ma che ne fai? – chiedo.
– L’armadietto per le medicine – sogghigna.
Controlliamo e ritocco col piallino una leggera imperfezione.
Prima di tornare, facciamo tappa al Quadrifoglio, per il vino e la birra, il premio per chi lavora duramente.
Guido ancora fino alla stamperia, con fermata intermedia alla Coop dove si sceglie un budino.
Ci sediamo al suo tavolo, un bicchiere, una fumata e una perplessità sulla bellezza.
Ci lasciamo dopo aver fissato l’appuntamento per il pomeriggio seguente.
– Al mattino sono dal dottore.
– Ti troverà bene.
Ne sono convinto davvero, lo abbraccio senza mettere in conto che è l’ultima volta che lo vedo in piedi.
Lo ricovereranno e dopo dieci giorni ciao a tutti.
Al funerale non lo saluterò, perché è sempre qui con me a cristonare per la stampante e col cazzo che lo lascio andare via. L’armadietto per le medicine lo monterò domani, non si sa mai.

gene

Postilla
Ci sono uomini che segnano vite
g.


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