
Dopo vent’anni di sgretolamento sociale, la piccola repubblica chiamata Cicino ebbe di nuovo l’onore di essere rappresentata nel governo di Cuculonia, la grande confederazione di stati conosciuta in tutto il mondo per la sua austerità. Il signor Curiazio Ribes fu l’eletto. Mi ricordo che nel momento dell’investitura, trasmessa su tutte le reti unificate, io stavo smaltendo la sbornia al Croce Federale e ditemi voi se non era un buon segno, anche se al momento non seppi nulla e nulla mi interessava se non che svanisse il cerchio alla testa. Solo il giorno dopo mi resi conto dell’enorme onore che era toccato a noi cicinesi, appostati da sempre sull’orlo di Cuculonia a difenderci dai barbari che campeggiavano oltre la frontiera e che per un dispetto della cieca sorte parlavano la nostra stessa lingua.
Curiazio Ribes cominciò subito a rappresentarci e a difenderci e in pochi mesi molte nostre lacrime si asciugarono. La nostra vita cominciò a migliorare: più lavoro, più istruzione, meno disparità sociali e più sicurezza alle frontiere. A ogni sua apparizione, Ribes ci confortava con promesse di risultati che poi trasformava in risultati reali. E a me il cerchio alla testa era definitivamente sparito e da buon cittadino smisi di bere e fumare, per adeguarmi alla morigeratezza lucida e ferrea che Ribes incarnava. Evitai perfino di ammalarmi, per non disturbare il progresso con inutili fastidi personali.
Mi emozionavo ogni giorno, per la sfilata di carri armati alla festa nazionale e per le pubbliche letture di civica. Imparai il senso del dovere e la contenzione del piacere. Ritrovai perfino una religiosità tradizionale, quella che ci aveva resi migliori per tanto tempo prima che altre fedi e il ripudio delle nostre radici la svilissero.
Ribes sognava in italiano e noi con lui. Poi trasformava in fatti, ridandoci la nostra peculiare fiducia in noi stessi e negli altri. La corruzione e le infiltrazioni mafiose sparirono, i confini presidiati e difesi dalla malavita estera divennero parchi giochi. Crebbero tutti i valori, dal Pil al Pal, dal Pol al Pot (calò un po’ il Pel, ma non si può avere tutto), sparirono i rumori molesti e l’inquinamento, il traffico dalle strade diminuì ai valori degli anni Sessanta, grazie anche alla gratuità dei mezzi pubblici che finalmente raggiunsero a tutte le ore anche le valli più discoste. L’agricoltura ricominciò a produrre in guadagno, la scuola rifiorì di cultura e senso civico.
Mentre il Cicino era ormai lanciato come locomotiva, trainando tutta Cuculonia, e noi eravamo baciati dal sole, Curiazio Ribes diede le dimissioni, inattese. “Ho smesso di sognare in italiano, non mi viene più”.
Il lutto si impossessò del nostro vivere e precipitammo nelle giornate alla carlona, dimenticati in fretta dal resto di Cuculonia. Non ci restò che piangere.
Non so gli altri cicinesi, ma io tornai agli incubi in dialetto, al cerchio alla testa, al fumo e alle bestemmie.
gene
Postilla
Certi luoghi non ce la faranno mai
g.
