
Non portano oro, non portano incenso, non sanno cosa sia la mirra. Li guardo, questi magi laceri che non vanno da un bambino profeta. Le loro spose e sorelle stringono altri bambini ignari dello spavento che tempesta genitori e fratelli, che non riconoscono la terra straniera, che non immaginano dove si va o dove si vorrebbe. Nessuna profezia. Che se a volte è una condanna, altre volte è una speranza, ma non è quasi più il caso, ormai. Da settimane sono accampati e per fortuna che la loro pelle scura mimetizza il fango incrostato e la fuliggine dei fuochi all’aperto con i quali si scaldano e s’intossicano. Tra rotaie e asfalto, stanno di fronte a cemento e filo spinato, quello della frontiera, l’ennesimo e inventato ostacolo alla loro fuga.
Li guardo tenendo in mano tutto quanto elargisce il paese civile oltre il confine: coperte e cibo. Nessuna parola da consegnare, nessun pensiero di vicinanza. Chi sono io? Un angelo? Non sono niente, così non basto e non aiuto. Mi sento come il dottore che inietta un altro po’ di morfina, che lenisce e non cura. Non posso risolvere il loro dolore, ma posso aprire una via che rimetta in moto la speranza.
Li faccio salire sul furgone dell’associazione umanitaria non appena dieci di loro nominano la Germania, che è un posto come un altro, ma forse ci sono parenti e forse un’idea di vita qualunque ma con abbracci da risolvere.
Attraversiamo la frontiera, senza guardie. Senza pensare che l’occhio vigila di nascosto, a distanza, tagliente, ligio.
Ci fermano mentre stiamo scendendo in stazione, luogo di efficienza e velocità.
Siete in arresto per entrata illegale. Avete già avuto a che fare con la giustizia?, chiedono i gendarmi.
No, solo con l’ingiustizia, come adesso.
Ci separano. Mentre salgo sul blindato che mi porterà in tribunale, guardo i magi laceri che tornano di là, accompagnati da giubbotti e sfollagente in perfetta manutenzione.
Tra qualche settimana, il giudice sentenzierà: Colpevole e illegale, con una specie di ferocia dolente che scambieranno per compassione. Dovrò pagare, soldi invece di prigione. La mia condanna è un buffetto ipocrita.
I magi non hanno portato oro incenso e mirra e del loro destino si faccia oblio.
gene
Postilla
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati
Bertolt Brecht
