tuttologia in direzione contraria

Il ritorno di Rafel

votarem
Quando impedirono il voto, Rafel tornò in vita. Imprigionato per anni nelle celle francesi, ne era uscito muto e già quasi vecchio. Uccise Franco, il dittatore, prima di cadere a sua volta.
Dopo quell’atto finale, era stato rinchiuso nell’oblio di Stato. Rinacque nel giorno di passione che costrinse la Catalogna a farsi massacrare dalla Spagna. Il suo nome salì alto a mano a mano che i manganelli della polizia spagnola liberavano i seggi occupati dai cittadini catalani che volevano votare per accettare o no l’indipendenza. Ma la democrazia non ammetteva più il voto, una madre che annega il figlio.
A difendere la libertà di affermare il presente e di determinare il futuro ci pensarono vecchi e bambini, donne e nonne. Tutti bastonati e tirati per i capelli dagli agenti antisommossa, bardati come opliti dai volti velati e splendenti di sicumera.
Eppure, Rafel incitava alla resistenza. Le cassette del voto viaggiavano nelle strade più riparate e accoglievano schede su schede. Alla fine della giornata la conta fu chiara: cinque milioni di persone avevano votato, illegalmente, secondo il potere. Il fruscìo dello spoglio varcava i mari e superava le montagne. Nel suo eremo, l’erede di Franco, feroce quanto il padre e ottuso più di lui, non riuscì a calcolare la disfatta, scambiandola per vittoria. Dal suo patio salivano canti razziali, ma nelle note si avvertiva la disperazione della forza neutralizzata, ma ancora pronta a scatenarsi. L’indomani, le pagine di tutti i giornali del mondo condannarono la violenza contro gli inermi, ma l’erede già marciava su Barcellona convinto che il dado fosse tratto.
Entrando nella città messa a fuoco dalle sue milizie, l’Erede salì sul palco e si accinse a descrivere la vittoria. Rafel, da chissà quale anfratto, piazzò la pallottola al posto giusto, come trent’anni prima.

gene

Postilla
Rafel è un personaggio de La conta degli ostinati, protagonista del racconto dedicato alla resistenza repubblicana nella Guerra di Spagna.
g.


Lascia un commento