Si vede un torrente prosciugato, con i sassi in secca che non sono come i sassi bagnati di rado dalla pioggia e che stanno in posa erculea nelle frane.
Loro, questi sassi di terra, non fanno che precipitare e fermarsi, rotolare e appoggiarsi: mostrano a volte mantelli di licheni o cappelli di prato, ma non hanno bisogno di impermeabili o cerate.
Gli altri, quelli anfibi adusi all’acqua di fiumi, mari e laghi, una volta disseccati paiono avvizzire.
Sono tondi e grassi, gli altri affilati e magri.
Quelli tondi giacciono inermi e disorientati, di colpo sprovvisti della placenta acquosa, e attorno a loro, nello stillicidio dei giorni aridi, crescono sterpaglie e cespugli che prima non osavano sfidare la guardia delle acque.
Come avamposti abbandonati, i sassi tondi del torrente affondano nella terra che si fa sabbia, come a celarsi.
I sassi affilati schierano resistenze che quelli tondi hanno perso e che nemmeno l’acqua piovana risveglierà.
Muoiono così, assieme a pesci e batraci, nell’avanzare del deserto, nell’aumentare dell’arsenico e nel diminuire dell’umore della terra.
Per ricongiungersi ai piedi bambini che li hanno calcati nelle innumerevoli e umide infanzie, i sassi tondi confidano di mutarsi in decorazioni per piscine, nascondendosi al disprezzo con cui i sassi affilati vorrebbero polverizzarli.
I sassi tondi stanno all’acqua come la schiena al nerbo.
I sassi taglienti come nerbo alla schiena.
gene
Postilla
Non possiamo farci niente, ci dividiamo in due tipi
g.
