Interrando le lune di un anno svuotato
di passi spediti e tornanti slanciati,
risuona nel capo quel Maiser ritmato
che ferma alla soglia lo zoppo poetare,
il mio,
che è andante di forma e dentro il ripieno
è affollato soltanto di avito stridore.
La téscte la giri,
am suru i orécc.
La voglia dolente di alzarmi e partire,
cappotto e valigia andati perduti,
mi resta soltanto una prosa ridente
che cela i difetti di una lingua imprudente.
Tra lune migrate e mattini convessi,
s’accende Fabiano e tramonta la prosa,
la mia,
intenta al saccheggio di un passato passato
tra carri nei campi e aerei nel cielo.
A staghi setò con in man el corlón
e cade il sostare di una notte amorosa,
una sola.
gene
Postilla
E dicendo di quell’uno
di quanti altri avrai parlato?
Fabiano Alborghetti (Maiser)
