tuttologia in direzione contraria

Questione di epoche

Bellinzona – 10 gennaio 2018 – ore 17

Rabadan 2018

Vengono correndo quattro poliziotti, due con la mitraglietta; mi oltrepassano, li osservo nella loro corsa goffa, troppi muscoli e scomodi vestiti. Li seguo fino al piazzale davanti alla stazione, dove si è creato un cordone di sicurezza: tre volanti, dodici agenti, due ausiliari. Altri tre giungono in vettura. Un senso di tensione. I curiosi fermi e zitti come al crematorio. Io, curioso la mia parte, mi appoggio a un lampione, a dieci metri dal dispositivo. Tre agenti stringono in una morsa un giovane uomo che non oppone la minima resistenza, non è mascherato e non è armato. Sono le cinque di sabato, la città è cullata da una festa dolce al suono della bande di carnevale, vecchi bambini donne mascherine, in lieve comunione da ore. Ma li avevo visti i poliziotti neri e blu, appostati qua e là, armati, distanti, compìti, in una città tappata da mezzi e recintata. E adesso sono qui, davanti alla Stazione, un piccolo esercito per un uomo solo, forse pericoloso. Lo spingono in macchina con rudezza, un calcio, una portiera sbattuta, il senso di allerta che non scende, poi vanno lampeggiando.
Un poliziotto che coordina via radio si avvicina al mio lampione, non mi guarda. Risponde al telefono e prega di chiamare dopo, che non ha tempo, dev’essere un parente.
Mi rivolgo a lui, che mi presta attenzione soltanto dopo un paio di “un momento”.
– Cos’è successo? – chiedo, senza staccarmi dal lampione.
– Ha messo le mani addosso a un poliziotto-
– Ma non state esagerando? In diciassette per un ragazzo?
– Non siamo noi che decidiamo, sono le autorità cantonali e comunali. E poi – e ora si fa più teso, come se la delucidazione a un cittadino fosse esaurita e gli salisse la sindrome da interrogatorio – sa cosa è successo a Parigi?
– Oggi?
– No, quegli attentati.
– Ah okay. Ma qui siamo a Bellinzona, siamo armati di accendini – glielo mostro – e il ragazzo mi pare armato solo di birra. I terroristi mi parete voi, siete voi che state allarmando.
– Lei dovrebbe andare a vivere in un’altra epoca – ruggisce, ora davvero con l’arroganza esaltata da un vago paternalismo (è molto più giovane di me).
– Anche lei… in quella fascista.
Se ne va.
Mi stacco dal lampione e torno verso la piazza con un ragazzo vestito da Pinocchio e che ride di gusto.

gene

Postilla
Ho provato disgusto, ma poi ho mangiato due wienerli alla Bavarese.
g.


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