tuttologia in direzione contraria

Unione civile

simposio

Janos aveva vinto il maiale alla lotteria della bocciofila e gliel’avevano portato a casa con tanto di fiocco con nome: Kalòs. Buono, in greco, perché il maiale è buono e filosofeggia come Socrate, gli dissero i due messi della bocciofila che chissà in quale reminiscenza avevano pescato quel discorso, loro che di solito si limitavano a: l’è corta, l’è bassa, al volo, l’è nulla, va’ a punto, un barbera.
Impressionato dal nome e dal ruolo, si tenne il maiale in casa, adibendo la stanza dei giochi che tanto nessuno ci giocava più da anni.
Caro Kalòs, la cosa è provvisoria, gli disse mentre il maiale osservava alcune stampe d’epoca.
Ma poi, visto che il maiale gli faceva compagnia a tavola e sul divano e che si sedeva sulla tazza del cesso con diligenza, Janos lo promosse a inquilino convivente.
Una certa puzza aleggiava sempre e i rari ospiti sulle prime si lamentavano, ma poi soprassedevano, incantati dalla capacità argomentativa di Kalòs sui temi più disparati. A volte cantava arie napoletane.
Nei giorni di pioggia, uscivano sul retro e il maiale poteva dare sfogo alla sua natura ancestrale rivoltando zolle e rotolandosi nella terra fresca, mentre Janos si gustava lo spettacolo dall’amaca nel portico. Rientravano a sera, una doccia e via con cena e film. Di notte, Kalòs russava leggero e non si alzava nemmeno per fare pipì.
Un idillio, di letture e risate, di famiglia ritrovata.
Poi un giorno arrivarono alla porta due gendarmi.
La vostra unione non è regolarizzata, dissero.
E lo portarono via.
Janos, intendo.

gene

Postilla
Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l’uomo, poi l’uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l’uno e chi l’altro.
George Orwell


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