L’uomo solo al comando è al comando ma è solo. Attorno a lui altri uomini che gli sorridono per paura, lo venerano senza rispetto, lo accondiscendono per opportunismo. Sotto di lui, una massa che lo elegge nella speranza che sia lui a guidare le vite che la compongono. Con le leggi e con le armi, piegate al suo volere, l’uomo solo al comando comanda da solo. Da solo mangia, da solo parla, da solo invade, da solo predica. L’ascolto e la convivenza non gli appartengono, gli bastano potere e forza. Ma la forza è debolezza, la visione è sostituita dalla visibilità, il pubblico dalla pubblicità, le parole dagli slogan, il bello dal bellico, la generosità dalla compravendita, la tolleranza dalla tolleranza-zero, il pensiero dall’arma, la risorsa dalla risoluzione, la condivisione dalla divisione, la voce dall’urlo, l’acqua dalle lacrime, il pane dal pene, l’amore dalla morìa, la casa dal palazzo, l’albero dalla torre, la gioia dalla troia, la fede dal fiele.
E guardiamoli, questi uomini soli al comando: presidenti, direttori e dittatori, re, papi e capi, ayatollah, cacicchi, capimafia, imperatori, sovrani. I nomi, alcuni: Trump, Xi Jimping, Maduro, Putin, Kim Jong Un, Duterte, Netanyahu, Assad, Erdogan, Orban, Rajoy, Duda, le stirpi saudite e quelle inglesi, le famiglie, le guide religiose e altri meno conosciuti ma altrettanto soli. Si ritagliano spazi da uomo solo al comando perfino i nostri democratici: Gobbi, Ermotti, Meyer, Tettamanti, Cassis, che sono sottoposti ai loro interessi e alle loro pulsioni, ma sempre soli e amati a gettone.
L’uomo solo al comando è sempre un uomo e mai una donna. L’uomo solo al comando pensa di avere sempre una pistola tra le gambe e se è scarica ne tiene un’altra in tasca. L’uomo solo al comando lo vuole solo chi è debole come lui. Promettono fiumi di sangue in nome di dio patria e famiglia e invece di spezzare il pane spezzano popoli.
L’uomo solo al comando è solo, comanda di brutto ma è brutto.
gene
Postilla
I dittatori sono governanti che hanno sempre un bell’aspetto fino agli ultimi dieci minuti
Jan Masaryk
