tuttologia in direzione contraria

Lolita – trailer

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E così finalmente, Lolita era tutta per me, in quella libido informe della natura in estate, che a quindici anni avvolge i sensi, anzi, li ottunde nella commistione tra acqua e sale che in situazioni altrimenti prosaiche si sarebbe detta sudore. Ma io ero talmente innamorato da scambiare l’olezzo di un peto per lavanda. Naturalmente, lei non sapeva del mio stato terribile, ma avrei avuto tutto il tempo perché sapesse del mio cuore in tumulto. Completamente obnubilato da Nabokov, la definii subito Lolita, la ninfetta: solo che non si chiamava Dolores e non aveva dodici anni. E io non ero un professore di nulla e fino a pochi mesi prima giocavo coi soldatini delle caramelle.
Lei non sapeva, Carmela – questo il suo terribile nome, ahimè -, delle mie notti rigonfiate nelle parti invereconde, e per fortuna, ne sarei morto di vergogna. Stavo in quella esecrabile posizione della vita dove si pensa che qualsiasi gesto o parola andrebbe usato per esprimere all’amata tutto il folle amore, ma nel contempo si è preda del terrore che un “ciao” detto a sproposito sancirebbe la fine dell’universo. Che poi, finire cosa, che ancora niente era cominciato, se non nelle mie povere sinapsi di provinciale incapace, senza istruzione di nessun tipo?
Carmelolita stava sempre qualche banco avanti, come se contasse infinitamente di più capire alla perfezione la lezione di chimica dell’inetto Tarallacci – un energumeno a cui brillavano gli occhi mentre intrugliava elementi alla lavagna – che stare vicino a me nella divina commistione tra carne e aria che avremmo certamente – certamente secondo me – prodotto. Quando, nelle pause tra le sciocchezze cattedratiche, capitava che si voltasse, che so, per guardare la cartina degli elementi in fondo all’aula, io mi chinavo sotto il banco ad allacciare scarpe o a raccogliere carta, in un sospetto impeto d’ordinamento di cose che normalmente dimoravano in limbo di indifferenza. Da sotto, contavo i secondi a fiato trattenuto e poi riemergevo, con un rossore cianotico, quando lei era già tornata al nulla della lezione. Più volte, il Taralluci, idiotissimo, mi chiese se stessi bene e se non volessi per caso liberarmi alla toilette. Mi sarei liberato di te, sciocco cittadino invecchiato con pochissima H2O a consolarti dentro e fuori, essere insensibile e pagliaccio che con il tuo spirito ti abbattevi sulla mia anima sconquassata da Lolita la Ilare. (…)

gene

Postilla
Incipit di una cosa.
g.


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