tuttologia in direzione contraria

Un giorno granata

acb 2018

Facciamo che la passione ci guidi dentro un pomeriggio raggiante. Col Meo si parte in bus da Maggia per andare a Bellinzona.
– Niente guggen zio, oggi c’è la partita. Di calcio.
Da Locarno in treno, si scende e si procede fino alla Bava, per la birretta delle quattro, a ingannare il tempo e farlo rimpicciolire. Ma le cinque e mezza ci mettono tanto e arrivano che paiono già le sette e mezza. Nella curva verso Carasso, dove ancora c’è un bel prato, giunge anche il Flavio. Intanto, il Meo ha capito che i nostri sono quelli granata (come l’auto del Remo di Moghegno), ma si fa prendere dai cori e si esalta a sproposito. Quando segnano gli altri non stiamo neanche lì a spiegare che si mette male, perché poi ripeterebbe tutte le parolacce del caso e non va bene, per lui che è un candido. Subito dopo segnano i nostri su rigore che lui non guarda perché è alle prese con un cappellino di carta blu metallico che fa molto carnevale. Il Flavio intanto, resta in decubito laterale sull’erba e vede la partita come da una cella, la visuale intrecciata dalle sbarre di ferro che ancora cingono il Comunale perché nessuno intende sobbarcarsi la spesa di smontarle. Attorno a noi, una torma di bambini che si arrotola in pirolette e lotte.
A metà tempo, il Meo si mette in testa di raccogliere i bicchieri di plastica vuoti lasciati a terra dagli smemorati. A momenti si perde per cercare un cestino che non c’è e allora gli si consiglia di ammucchiarli in un punto dietro il piantone della recinzione. Non è convinto, ma si piega al volere.
Intanto lo stadio è diventato bellissimo, con il sole radente che illumina i colori del tifo, ammantati dal verde degli alberi che trent’anni fa erano poco più che giovinetti e che ora sono i guardiani di una fede. Del resto si vedono persone che oggi sono belle come trent’anni fa, specialmente una ragazza bionda di cui, con grave colpa, non ci si ricordava più.
L’ACeBe, il nostro club, è qualcosa di unico e di certo è invidiata da qualcuno più a sud, che tifa per una squadra più grande, più bella, più forte, più tutto, ma amata molto meno.
Di tutto questo il Meo se ne frega, ha in mente da ore il bratwurst ma si sgola lo stesso per empatia. La nostra squadra intanto ha già dilagato e alla fine lo stadio esplode di fumo suscitando lacrime. L’ACeBe è promossa e i dolori non si sentono.
Andiamo alla griglia e il Meo a momenti si strozza col bratwurst e il tè freddo.
Fuori dallo stadio, distese di tavoli, musica e facce contente con un certo senso della misura, per non scottarsi con le ciance come in passato.
Ma la passione non cede e sono ancora lì. Del resto Bellinzona non molla mai, come campeggia in uno striscione. E nemmeno noi che si torna a Maggia discretamente eccitati. Mentre scrivo, il Meo già dorme, ripercorrendo di certo la giornata per poterla riassumere cento volte domani, impedendone l’oblio.

gene

Postilla
Alé alé alé alé alé granata alé
Mario Del Don


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