
Trump, nel suo mondo illogico, ha sicuramente ignorato di aver perso un’occasione memorabile per farsi propaganda: il Mondiale di calcio in Russia. Non che si pretenda che possa capire il fuorigioco, ma temiamo che non sappia nemmeno cosa sia il soccer, da buon americano medio-basso. Non si immagina la goduria alla quale rinuncia: tweet, minacce, rodomontate, vanterie, smentite e manifestazioni varie di superiorità razziale. Gli USA, infatti, non ci andranno, eliminati nelle qualificazioni. Quando si accorgerà dalla mancata opportunità saremo già probabilmente ai quarti di finale e almeno in doppia cifra con gli episodi di orgoglio nazionale tramite sprangate degli ultras all’universo mondo.
Poi, in un pomeriggio di gran russare sul divano dove Clinton eccetera, si desterà al suono del grido “È una Corea” e confonderà un’espressione sportiva con una dichiarazione di guerra, cominciando a minacciare in modo sinistro Kim Il Pitbull e poi questa o quella nazione, a dipendenza dell’umore davanti al bacon mattutino. Un giorno saranno gli straccioni argentini, un altro i mangiaformaggi francesi, passando per gli umanitari tedeschi e gli inaffidabili turchi (che non ci sono ma lui non se ne accorgerà). Ci andrà più cauto coi Sauditi, ma si sa che la pensa come il Walter del Grande Lebowski: un branco di beduini con un asciugamano in testa che cercano di mettere la marcia indietro nei carrarmati sovietici. Si chiederebbe dove sia finita la Siria e manderebbe qualche portaerei nel Borneo a dare un’occhiata di soppiatto.
Non si occuperà dell’Italia, informato dall’amico Salvini sull’assoluta tranquillità del Belpaese che con la chiusura delle frontiere ha da una parte fermato l’invasione dei migranti, ma dall’altra ha bloccato a Malpensa gli Azzurri già stretti a coorte sull’aereo e invitati a scendere e tornare a casa.
Se per puro caso i russi, anche loro intenti a mettere la marcia indietro, avanzassero invece nel torneo, penserebbe che Putin si sia fatto sostenere da Hillary per ripicca e lancerebbe un qualche tweet destabilizzante con il tono di un bambino di quarta al quale hanno fregato il kinder bueno.
Speriamo che la nostra Svizzera si dissolva ai soliti e insormontabili ottavi, altrimenti Trump potrebbe lanciare una crociata contro gli orologi a cucù, rei di mettere a repentaglio la produzione americana di molle e ingranaggi. Passassimo in semifinale, ci vedremmo ridurre le altimetrie delle Alpi, che sfacciatamente osano contrapporsi alle Rocky Mountains senza averne il diritto. In finale, dopo che alla vigilia gli ultras si saranno decimati in una battaglia globale a torso nudo nella Neva, la Svizzera si vedrebbe minacciata della costruzione di un muro attorno ad essa (con una certa gioia di alcuni nostri connazionali, invero) per impedirne la nota visione sul mondo.
Se poi la Nazionale di Petkovic vincesse il titolo, ci paracaduterebbe tutti i messicani in esubero. Quindi, stiamo calmi e cerchiamo di andar fuori agli ottavi, ai rigori, tanto per recriminare un po’, ma tirando nel contempo un sospiro di sollievo, che il Grande Fratello Trump fino a quel momento non si sarà certamente ancora accorto del Mondiale e relativa assenza della squadra statunitense, impegnato da altre ipotesi di complotto da sgominare con frasi tipo “Fuoco e fiamme sul Leerdammer”. E quando, in ritardo sul calendario vedrà che l’Olanda non è al Mondiale, si vanterà dell’efficacia della sua minaccia e staremo bene per almeno un mesetto.
Speriamo vinca il Messico, che tanto è abituato a farsi maltrattare e non ci fa caso.
Che l’estate sia con noi.
gene
Postilla
Uno dei problemi chiave di oggi è che la politica è una vergogna, la gente per bene non va al governo
Trump
