tuttologia in direzione contraria

Mundial fèscion

Ci sono questi Splendidi con la maglietta attillata, i calzettoni tirati a giarrettiera sopra il ginocchio e i pantaloncini come flosci tutù. Pochi e glabri i lembi di pelle, lisci dall’imperare della piccola cera; alcuni Splendidi scolpiscono però protese guance avvolte da barbe selvatiche, pettinate e rifinite a cesello nei mille specchi del sé.
Un Mundial ultrafèscion.
Se i ferrosi catenoni al collo, di rapperata e iglesiasiana memoria, non sono ammessi dal regolamento castale, gli Splendidi se li fanno tatuare con altra bigiotteria dello spirito: madonne, angeli, motti, ideogrammi, croci, uncini, geroglifici, etnoetnici, donne per sempre, mamme e figli. Concepita nelle lunghe ore di meditazione che precedono la partita (detta anche recita), l’impomatatura degli scalpi non si smonta mai, neanche con schiaffi o vento. E le scarpine? Ah! le scarpine… portano il nome di tutti i battesimi e non per culto del soloioioio, no, no, ma per farsi ritrovare nella foresta social che tanto avvolge.
L’immensa sceneggiatura, scritta e studiata nei monasteri occultati al mondo tifoideo, comprende gli svolazzi degli Splendidi al primo tocco avverso, i quali, come farfalle delicate, paiono morire orribilmente se dita improvvide o cattive toccano loro le ali, impallidendone i colori e scaraventandoli a terra, dolenti, addolorati, ginnici, volteggianti.
Ma il finale deve essere sempre happy e, copione alla mano, gli Splendidi si rialzano ritti e inguainati, capelli brillanti, arcobalenici, come nuovissimi. Tornano a volteggiare nel tutù e sulle punte dei loro nomi stampati ai piedi, ma può essere che il cattivo riappaia e allora gli Splendidi si tuffano ancora come dalla rupe di Acapulco ben prima del tocco sporco e pare perfino udire le catenine al suono del loro primordiale tintinnìo di gloria doblé,
Poi, con la differenza di un secolo, arriva l’aerostatico Diego Armando e ci obbliga al Perché.maradona

gene

Postilla
La commedia può essere un modo catartico per affrontare un trauma personale
Robin Williams


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