
Estate. Montagna. Escursioni. Corse. Tempi. Fatica. Follia (forse). Scusate l’elenco, ma è un modo per descrivere la tendenza dell’andare in montagna, da passatempo a sport, da sport a esaltazione. Per noi che la montagna è qualcosa di incombente e familiare, salirci al passo dei padri – però senza carichi di fieno e legna a schiacciare al suolo – è rasserenare l’anima gustando più il viaggio che la meta. Ma siamo irrimediabilmente novecenteschi, sorpassati a destra e a sinistra dai futuristi tecnicamente ineccepibili. Bastoni, fascetta, magliette antisudore, pantaloni traspiranti e scarpette leggere come farfalle.
Ci incontriamo a metà salita verso il Pizzo di Claro, noi ad arrancare tra le felci e la meraviglia degli odori e loro che già tornano dalla vetta, raggiunta quando noi ancora si dormiva. Sorprende che non abbiano vettovaglie, nemmeno uno zainetto del Denner, neppure un marsupio. Ma a cosa diavolo viaggiano? A nafta? Un saluto e una fermata frettolosissima, che c’è ancora da stabilire tempi. Mentre noi impiegheremo tutto il giorno per andare e tornare – spendendo pensieri sugli amati sentieri, sul bosco che avanza, sulla slavina che spazza, sui prati incolti e sui colori dei mille fiori, sull’odore di Bens (Giorgia dixit) – loro avranno fatto in tempo a organizzare una nuova corsa, aprire l’ennesima cartina, segnare il tempo, mangiare un birchermüsli, confrontarsi con gli altri adepti della race e poi dormire bene.
Non so…
Va bene la sfida al proprio corpo, ai propri limiti; comprendiamo il superarsi e il superare; ammettiamo il tagliare diritti verso l’alto incuranti dei sentieri; annotiamo pure i selfie rugosi e accaldati sui social corredati da tempi sfiorati o migliorati. Okay, va bene tutto questo. Ma permettete: il respiro della montagna, che aiuta a pensare e a ritrovare sensazioni che la fretta del mondo spazza via, non meriterebbe più sensibilità? Oppure siamo così egocentrici da sentire solo il nostro di respiro, da vedere solo dentro noi stessi, da privarci della lentezza?
Non so…
Impadronirsi della velocità solo per superare gli altri pare un sistema per dimenticare, non per amare la montagna.
gene
Postilla
I Monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.
Johann Wolfgang von Goethe
