tuttologia in direzione contraria

Quaderni di calcio e viaggio – #1

22 luglio 2018, prima giornata di A
Quel treno per Briga transita da Iselle di Trasquera, che sembra Spagna o il nome di un errante cavaliere, lanciando un fischio roco come lo stridio di un’aquila o l’urlo di una donna. Il lamento che fa piangere una bambina dello scompartimento, nella lunga galleria diventa lacerazione. Ma l’inquietudine è tutta qui, questo viaggio è dolce come la giornata d’estate tra le nuvole chiare delle Centovalli, che scherzano col sole della Val Vigezzo. Il solo problema del trenino è che una brodaglia solubile viene spacciata per caffè e costa, occhio della testa, franchi sette e cinquanta. La donna del carrello sembra sconsolata dal fatto che nessuno, tranne il sottoscritto, le compri alcunché. Ciola!
Il treno per Sion, nella galleria sotto il Sempione, incitato dal suo stesso stridere d’aquila, si scatena in velocità, come sfogo al trattenersi nel sole dell’Ossola; poi, in vista dello sbocco, torna a calmarsi, un po’ ipocrita.
Il Vallese, enorme taglio orizzontale tra montagne giganti, nel suo versante di destra (rispetto allo scorrere del Rodano) è coltivato e ordinato, solivo: ogni centimetro accoglie la vite; il versante di sinistra è invece ripido, incolto e selvatico, coperto di alberi scuri. Sembra la metafora della politica di oggi: tutti tronfi a destra a splendere, qualche ribelle incupito a sinistra.
E il Rodano di cui sopra? Parliamone. A vederlo così grigiastro ci si chiede come abbia fatto Van Gogh ad Arles a dipingerlo come un carro di carnevale.
Un po’ meno del nostro cementato Ticino, anche il Vallese offre un panorama di costruzioni che se prese una a una hanno un senso, ma che tutte assieme sono il solito degrado edile.

tourbillon

Allo stadio mi accompagna in auto il Ravani, su strade tortuose di asfalto disseccato e meli che sembrano ulivi. Siamo in puglia? No, è una no man’s land in cui spunta il Tourbillon col suo nome da uragano.
L’uragano si abbatte subito sulla partita, con un rinvio di ottanta (80) metri alla speremm di Dragan Mihajlovic da Osogna che scavalca le Alpi e il portiere di casa, intento a spiegare con un gesto, a palla in volo, che ci pensa lui, tranquilli, ma poi si dimentica delle fondamenta del ruolo: prenderla con le mani. Con uno stridio d’aquila, il pallone lo scavalca, lui lo rincorre e finiscono in gol tutti e due, il portiere come un’acrobata che cade e si impiglia nella rete. Il pubblico non sa se ridere o piangere, tranne il manipolo bianconero di torsi nudi e saluti che esulta come se avesse segnato lui. Il Pericoli lo avrebbe definito un “Tiro a voragine”, con il portiere risucchiato dal terreno mentre corre all’indietro nell’ansia senza speranza.
Alla fine il magazziniere dei vallesani, con chiaro accento siculo, si lamenta della scomparsa del pallone nella zona del manipolo bianconero. Eh, vorrei vedere: come si fa a non portare a casa come trofeo un oggetto volante del genere.
Poi torniamo indietro nella malinconia dei rientri.

gene

Postilla
Sion – Lugano 1-2


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