
29 luglio 2018, seconda giornata di A
Centodieci anni di Lugano, quaranta di Animal House. A ciascuno il suo anniversario, con gradi di godimento e di alcol variabili. Tutto succede sul finire di luglio e parto da Sonlerto in bici. Vado fino a Maggia e poi con bus, treno e ancora bus, fino a Cornaredo. Il viaggio è segnato da John Blutarsky – al secolo John Belushi, l’immenso ribelle – e quando mi fermo alla Bavarese in attesa del treno per Lugano sento al tavolo vicino un bel discorso di tre suprematisti bianchi locali che mi ricordano i nazisti dell’Omega, Marmalad e Niedermayer, e che si spiegano ridacchiando: “La sinistra dice che il peggio deve ancora venire? Speremm”. Mi verrebbe voglia di un Toga party, ma devo andare e li lascio alla loro misera domenica.
Allo stadio c’è aria di festa, ma io mi concentro sul gioco e su alcune parole che volano qua e là.
Dinamica – Il caldo non la permette.
Sgarbo – L’abbonamento stagionale non vale per questa partita, altro che compleanno.
Riscaldamento – Globale, ma pure in campo, con quelli dello Young Boys più indolenti degli ultraseniori del Solduno, eppure alla fine vinceranno lo stesso. Misteri.
Centodieci – Anni, appunto, un po’ interrotti, ricorderei.
Canicola – Accascia un po’ tutti, anche l’acqua.
Diffidati – Gli ultras li vorrebbero con loro, conformisti universali.
Tecnica – Al dignitoso Lugano manca.

Qualche Blutarsky alla fine si vede lo stesso, ma credo che dei quarant’anni di Animal House non si ricordi nessuno.
Torno arrancando verso le alte valli, sperando in un Toga party, prima o poi.
Quando il gioco si fa duro, nessun duro appare. In quarant’anni è cambiato tutto. Anche in centodieci.
gene
Postilla
Lugano – Young Boys 0-2
