tuttologia in direzione contraria

La fine dell’amicizia

malincon

Janos crede nell’amicizia e non la teme, si lascia coinvolgere da essa, dà e riceve con la fiducia necessaria alla bellezza del sentirsi unito all’altro. Con gli amici Janos fa cose, dice cose, progetta cose e sente di poter essere sé stesso. Freme dal piacere dell’incontro e si sente solo quando gli amici se ne vanno, anche se poi domani ci saranno ancora e se non sono in piedi proprio davanti a lui sono comunque dentro di lui. Lo diceva Gaber: “Amare è avere gli altri dentro di sé”. Che è poi davvero bellissimo al quadrato.
Però succede.
Succede che l’amicizia finisca, unilateralmente, in un giorno torrido e mentre che magari pensi alle cose da fare tra due giorni e al risultato degli esami dell’amico. A Janos è successo, ha saputo verso le cinque della sera che “tra noi i rapporti sono chiusi”. Non se ne capacita, ma accetta il verdetto. Beve birre, è nervoso e non sa in che posto stare, se sulla sedia o in mezzo a uno svincolo. Si accascia e sente che da qualche parte ha sbagliato, ma non sa dove. Si rialza e pensa che la bellezza dell’amicizia sta anche nell’accettarne la fine, senza altre parole e con quel filo di follia necessaria alla comprensione. Può voler bene anche da solo, pensa.

gene

Postilla
Se un’amicizia smette di essere un’amicizia era una amicizia falsa.
E se era una falsa amicizia è bene che sia finita
Stephen Littleword


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