Prosaici stanno nani nel nutrire
LEGENDA
Nome – Nome da Prons
Endecasillabo a geometria variabile
Spiegazione umana
Avvertenza
Edizione rivolta agli utenti con guasti funzionali.
Astenersi scienziati avvocati architetti preti politici e peisefumm.
Albicocco – Mùgnaiga
Il nòcciolo avvolge di gusto e peluria
Quando ci consegnarono le maglie arancioni, tre anni dopo la rivoluzione olandese, cambiò oltre ai colori anche l’idea di gioco. Tre attaccanti veri, con le ali che non tornavano mai e se potevano dribblavano anche la recinzione. In giardino, il pà scavava, piantava e coglieva, mentre io sbuffavo guardando il campo di calcio a cento metri.
Caco – Caco
Il novembre dei morti brilla succoso
Attardato su tutto, il frutto raggiunge la maturazione quando le foglie fanno ormai da tappeto alla pianta. Aspettando il ritorno precluso di mia madre a causa della morte, il gatto rosso stette sotto il caco per diversi giorni senza mangiare e poi andò a morire da qualche parte sconosciuta. Tardi per tutto, anche per il caco.
Ciliegio – Sciréisge
Una tira l’altra e attirano tutti
La questione è sempre la stessa: quante rubarne. Nella cassette di legno perdono la sensualità, quella che ti fa abbracciare il fusto per salire dove i rami reggono a malapena e per poi allungarsi verso l’ultima, rossa meta del dispetto supremo. Nella morena scomparsa in fondo al paese, il pà ne innestò a decine, addomesticando le selvatiche.
Fico – Fiich
Si discende nel sonno della ragione
Dalla foglia biblica in poi è tutto un salirci e scenderci, soprattutto nel suono dialettale. Copre pudenda, in ispecie femminili, che poi si sognano a gruppi da rimontare, quasi sempre invano. Il meno sveglio della compagnia è sempre lì che non scende e non si accorge che il mondo cambia senza darla a lui. Aperto a metà, il frutto evoca.
Melo – Pómo
La mela più giusta è nella bocca sbagliata
Interminabili buche del sabato, commovente maturazione invernale nella cantina del grotto. Mi dispiace non aver capito la cura di mio padre per questo frutto che laboriosamente ha coltivato nel suo giardino. Mi piace il detto: La pómo bóno l’è sempre in bóco al porscéll. C’è chi non ha.
Pero – Peséu
Arrotonda verso il basso ad attrarre
Nel mio paese adagiato e piccolo, solo due tipi di pera: durissima o fondente. La prima, detta Strozocavai, serviva quasi solo alle nostre mani furtive, alle quali faceva da complemento la capacità di fuga dalle ire del proprietario avido. I rari perbutéer, invece, si scioglievano nelle bocche quasi come il gelato, lasciando un ignoto retrogusto di ragazza in fermento.
Pesco – Pèrsich
È tutto un risucchio il tuo succo
Ci vuole un lenzuolo per preservarsi dallo sbrodolamento e questa cosa non mi è mai andata giù. E non solo a me, dato che per ovviare al disfacimento dei succhi hanno inventato la pescanoce, ibrido completato da qualcosa che non è certo un gheriglio, ma piuttosto una buccia in similmela geneticamente inspiegabile. Boh.
Prugno – Brugn
Di frutto in grappa, d’ubbia in cesso
Curiosamente conduce alla sanità liquida di corpo, ma prima rimanda alla parte per il tutto, come il fico. Da provare, per avanzati, il distillato. Come pianta in sé, e come gli altri fruttiferi, prevede l’impianto il sabato con l’aria da patibolo, mentre il mondo sonnecchia o si accoppia o, se non s’ha l’età, girovaga per giochi ai quali tu non partecipi, tetro.
Ulivo – Ulìu
Di sera mi presero, pavidi gli apostoli
Il primo cucchiaio d’olio d’oliva è giunto da una tolla come quella della Valvoline attorno al ’75. Da lì sono nate abitudini ormai radicate, come se fossimo pugliesi da millenni: ah no, non posso fare a meno dell’olio d’oliva. Balle: i formaggini sono meglio con l’olio di semi. Ormai se ne vedono nei nostri giardinetti rupestri, Getsemani stentati. Sono belli, niente da dire, ma è roba al confine tra trash e chic, come le coppette di champagne alla festa della mortadella.
Vite – Viit
Acini a grappoli staccati di frodo
Contorta e condizionata dal volere dell’uomo, la vigna ha creato e distrutto mondi: se l’umanità si è salvata dalle miserie dell’anima lo deve al vino, ma il rovescio della medaglia sono i cervelli in tilt e i fegati spappolati. Arma suicida a lungo decorso con annegamenti nei bicchieri e litigi per futilità. Ma pure canti e coraggio. Sono stufo del Merlot, caro e banale. Ridatemi il mistero delle vecchie uve che ribollivano nei tini dei nostri vecchi morti anzitempo.
gene
Postilla
Poi ci sono kiwi e avocado e altre import a km/1000000, roba impossibile che imputridisce a manetta appestando il circondario
