Oltre a noi, anche la sabbia si liquefà nel pomeriggio. All’ombra di questa acacia orfana, al Nandel s’imperla la fronte come quando sta per diventare nervoso. Forse ripensa alla maestra che al mattino gli aveva intimato di darle del Lei e lui non aveva saputo come fare e allora non aveva parlato più.
– Lo sai che nella nostra lingua il Lei come forma di cortesia non esiste? – gli faccio, per vedere se è a quello che pensa o se invece ha solo caldo.
– Ciola che non mi veniva una soluzione… E quindi?
– Facci caso: ci diamo sempre tutti del tu, a meno che non ci si rivolga a una persona importante come il prete, o il sindaco, o il gendarme.
Faccio una pausa, per vedere se ci arriva.
– E in quei casi allora? – chiede già un po’ spazientito.
– Il Voi. Plurale, come se si parlasse a tutta la squadra ma invece è solo uno. Per esempio, a te chiedo: “A ti l’at piaas la zia?”.
– Sì!
– Era una domanda a caso, non rivolta a te. Lasciami andare avanti. Dunque, al prete, al gendarme o al sindaco chiederei: “A Ui l’au piaas la zia?”. Hai capito? Come se parlassi a due o più persone insieme.
– Capito! Chissà la risposta del prete!
– Era solo un esempio, vaccaeva.
– Sarei curioso però.
– Va a cheghèe!
– Néi Valtri a cheghèe, scior Alsotutmì!
Poi va avanti a liquefarsi, ma più istruito di prima.
gene
Postilla
Non costa molto essere cortesi con quelle persone di cui non c’importa un bel niente.
Oscar Wilde
